Astronavi, righelli e ormoni

Apollo Lynx 1

Erano gli anni ’60 e America e Russia giocavano a misurarsi i razzi e vedere fin dove riuscivano ad arrivare. Poi, un po’ come succede coi giocattoli, non è fregato poi più molto a nessuno che qualcuno andasse nello spazio, quantomeno non ai governi.

Dopodiché nel 2012, lo ricordiamo tutti, siamo stati attaccati a youtube per vedere in diretta se il povero Felix si sarebbe schiantato lanciandosi dalla stratosfera.

Al di là della salute di Mr. F non potrete certo aver ignorato il logo Red Bull che troneggiava su tutto, per chi non l’avesse notato era quello abnorme giallo e rosso con le mucche che si scornano. Ebbene Lynx (Axe per noialtri) non ci sta a lasciare a Red Bull la frontiera dell’altitudine e decide di andare ancora oltre.
Voglio dire, parliamo di un brand famoso per la sua comunicazione testosteronica e sempre contento di mettersi lì a misurare fin dove può spingersi, di solito in basso, l’advertising.

Apollo Lynx

Si va nello spazio amici. E non qualche strapagato pazzoide bensì qualunque nerd riuscirà ad ottenere abbastanza voti online sul sito dell’iniziativa.
Il senso? Nessuno!
Lynx rimane sempre e comunque il brand dell’orribile, orribile deo-profumo adolescenziale che la vostra zia più remota deciderà di regalarvi quell’unico Natale che vi troverete a passare insieme nell’arco di una esistenza.
Puoi andare nello spazio quanto ti pare ma sai che quel regalo arriverà comunque.

Nel frangente, se vi interessa l’idea di vedere il mondo da un oblò iscrivetevi pure qui e happy spamming per aggiudicarvi il passaggio alla fase successiva!

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