Cosa si è messo in testa Piers Atkinson ?

La cultura del cappello non appartiene certo a noi italiani quanto quella della buona pizza e, se già la vista degli elegantissimi ed un tantino stravaganti copricapo sfoggiati da nobili, aristocratici e reali britannici ci provoca un leggero imbarazzo, quella delle creazioni dell’artista Piers Atkinson é un vero e proprio shock.

Piume, lustrini, velette, composizioni con barbie, installazioni di luci al neon, cerchietti con abnormi ciliegie, funghi, fiori esotici, gigantesche orecchie da Topolino, decorazioni ispirate al mondo della pop art sono solo alcune delle fantasiose creazioni che stanno trasformando il mondo del cappello, ispirate ad un unica regola: stupire! Tutto, ma proprio tutto, può essere messo in testa purché lasci a bocca aperta. Una vera e propria rivoluzione quella messa in atto dall’illustratore, modista e fashion editor che muove i primi passi proprio a Londra nel 1995 sotto la scuola inglese per poi farsi strada, grazie alla collaborazione con diversi fashion designer, nel complicato mondo dei copricapo. L’anno della svolta per l’eclettico Atkinson é il 2008, quando lancia la sua prima collezione shock di cappelli che, stagione dopo stagione, conferma e accresce la stravaganza dello stilista più amato da Lady Gaga.

Alla sua ultima collezione, S/S 2013, é ispirato l’ultimo film di Morgan White, ‘Director’s Cut’: girato come una serie di 40 ‘ritratti’ in movimento, la pellicola é una romantica retrospettiva in bianco e nero in omaggio alla decima stagione di un artista controverso, che con i suoi cappelli sta riscrivendo le regole di un mondo in cui non esistono regole.



Si definisce una "mozzarella DOC" ,vorace fuori & verace dentro; fiera della sua Campania e di buona forchetta. Trapiantata nella capitale per un unica passione: la MODA, per questo studia "Scienze della moda e del costume" alla facoltà della Sapienza. Si definisce lunatica, curiosa & maniaca degli accessori. "Non mi pento di nulla nella mia vita, eccetto di quello che non ho fatto." (C. Chanel)