Looking for a bike messenger bag: Bagjack

Dopo Budapest rimango nel continente antico per andare dove probabilmente si detiene il primato di maggiore utilizzatore di Bike Messenger Bag a est del New Jersey: la Germania.
Il produttore di cui vi parlo è di Berlino, del fighetto quartiere di Kreuzberg, ma è tutto tranne fighetto o figo. Si chiama Bagjack e produce borse da bicicletta fin dal 1993, anno in cui dalla propria living room (forse è meglio parlare di sala da pranzo in questo caso) Pe Brunsberg fece uscire la prima BagJack.
Si tratta di borse davvero spartane, pochi fronzoli, poche esplosioni, poche emozioni. Materiali di buona qualità, design minimale. Certo sono tutte impermeabili, piene di tasche e di accessori che ogni tanto non si rivelano proprio dei migliori (esempio lampante un porta u-lock davvero viscido).
Sono riuscito a fare due chiacchiere con Philipp Elsner-Krause che penso fosse il responsabile Pubbliche Relazioni di BagJack.
Penso, perché alla fine non si è trattato di un dialogo molto caloroso. Valanghe di informazioni molto professionali e precise, ma il comfort di una muta da sub in un fondale delle Marianne.
Nel più classico stereotipo tedesco.

Ciao Philip, come va?
Bene. Grazie.

Ehm. Seh. Raccontami qualcosa sulla storia di BagJack. So che avete prodotto la prima borsa nel 1993. Come è andata?
Guarda ti mando un libricino con la nostra storia. Puoi trovare tutto là!

bagjack_history_01
La prima Bagjack

Ah. Grazie. Tutto nasce da Peter Brunsberg (detto Pe) di professione bike messenger che ha voluto creare una borsa fatta apposta per lui dopo aver usato diversissime sacche americane…Vabbé facciamo che la storia di Bagjack me la metto sul comodino e me la leggo prima di andare a letto va.
Qual è il punto di forza di BagJack?

Il nostro sistema modulare grazie al quale è possibile sostituire gli accessori consumati o integrare le opzioni standard. Pensa anche che nel nostro negozio in centro è possibile scegliere una borsa completamente customizzata.

E qual è la borsa che vendete di più?
La NXL Messenger.

Wow e come le promuovete le vostre borse?
Sponsorizzazioni:
•Messenger events
•Tornei di Bike Polo
•Manifestazioni urban dance

Ma riuscite a vendere prodotti anche fuori dalla UE.
Vendiamo tantissimo in Giappone.

Raymbow-Bag
Borsa in onore della maglia iridata

Mi dicevi che Pe si è ispirato molto alle borse americane nel disegnare le proprie. Ma le vostre hanno un taglio diverso. Mi spiegheresti le differenze?
La funzionalità. Sai. A noi piace parecchio il design. Ma preferiamo la praticità.

Ma sempre con un occhio alla sostenibilità.
Sempre. Pensa abbiamo anche un macchinario che ci aiuta a sprecare pochissimo materiale. Scartiamo solo il 5% di tessuti nella nostra fabbrica.

Parlaci del vostro target di clienti.
Studenti.
Studenti che ora sono diventati adulti e hanno bisogno di nuovi prodotti per le loro sfide quotidiane. Siamo soliti dedicarci alla ricerca per trovare queste soluzioni anche grazie alla collaborazione in progetti scientifici soprattutto per la sperimentazione di nuovi materiali.
Senza dimenticare le nostre partnership con importanti aziende industriali nella costruzione di borse e custodie per materiale elettrico.

Che tipo di ciclisti ci sono a Berlino.
Diversissimi:
•Hipster con le fixed bike che si vestono come bike messenger
•Bike messenger veri e propri che si smazzano 130km al giorno per fare due marchi
•Ciclisti pendolari con bici costosissime
•Ragazze su classiche bici da strada
•Pendolari con bici scassate
•Grupponi di turisti su bici in affitto

Parliamo un secondo di te. Quante bici hai?
Sette

Sette?
Sette:
•4 bici fisse (di cui due Schinderlhauer con la cinghia di trasmissione al posto della catena)
•Una Mountain Bike Kona Explosive
•Una bici da corsa
•Un Bullit Cargo

Philip-bag
La Borsa di Philip

Una flotta completa. Ma ti sposti solo in bici?
No. A Berlino l’inverno è freddo. Così ogni tanto uso la macchina o la metro, dove posso guardare le persone attaccate alle tracolle.

E tu quante borse hai?
213? Ma non ne uso più di tre.

Tutte fatte da te.
Sì.

Grazie Philip
Prego.

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