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A due anni dall’uscita dell’album di debutto Other’s People Problems, il collettivo di base a Londra, i Breton sono pronti a farci ascoltare il loro secondo lavoro dal titolo War […]

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A due anni dall’uscita dell’album di debutto Other’s People Problems, il collettivo di base a Londra, i Breton sono pronti a farci ascoltare il loro secondo lavoro dal titolo War Room Stories, in uscita oggi.
Tra i tanti appuntamenti siamo riusciti a fare due chiacchere con il cantante Roman Rappak ieri sera dopo ultime prove prima della partenza del tour che tra l’altro porterà loro anche in Italia.

Allora Roman, ci siamo lasciati con un album intenso e sperimentale (se vogliamo anche un po’ strano) come “Other’s People Problems”, oggi esce “War Room Stories”. Come ce lo descrivi?
Direi che siamo sempre un po’ sperimentali ma in questo lavoro forse anche un po’ più melodici. L’idea era anche quella di uscire con un album che potesse funzionare su più livelli: in macchina, ma anche in un live set.

Come mai la scelta di questo titolo “War Room Stories”?
Direi che possiamo citare un paio di ragioni per questo titolo. Innanzitutto ci piaceva l’idea che ogni pezzo facesse riferimento ad una storia differente: alcune sono storie in prima persona, altre una sorta di ritratti o profili di personaggi che aleggiano nelle vite altrui, alcune personali ed altre meno. E poi credo che sia anche il modo in cui la gente ora ascolti musica.

Due anni fa quando vi abbiamo intervistato l’ultima volta eravate nel BretonLabs, ovvero una banca in disuso vicino Elephant & Castle? Cosa è successo?
Purtroppo la polizia ci ha mandati fuori e al momento credo non sia più utilizzabile. Per cui ci siamo messi alla ricerca di un nuovo posto e l’abbiamo trovato a Berlino. Il posto in cui abbiamo registrato l’album possiamo definirlo il nostro nuovo lab. Alla fine ci siamo resi conto che non era importante essere a Londra come base, ma avevamo bisogno di un nostro spazio per sperimentare, provare il nuovo album.

Ma quindi tra Londra e Berlino…
Credo che Berlino sia sicuramente un posto dove ci si possa costruire una vita, avere un livello di intensità paragonabile a quello delle metropoli. C’è sicuramente più libertà ed è forse meno claustrofobia. Credo che invece a Londra ci siano solo posti così. Diciamo che a Berlino siano stati anche fuori dalle parti “cool” di questa città. Ed è sicuramente meno cara della nostra Londra.

Il posto dove avete registrato l’album è in realtà una ex stazione radiofonica comunista, un po’ come il primo BretonLab era una banca in disuso. Coincidenza o scelta consapevole?
In realtà credo che ambedue i posti siano coerenti con la tendenza musicale di oggi che è quella di “adapatation” e di “reworking”. E’ la stessa idea che c’è alla base dei remix o quando si campiona un suono. Quindi portare suoni registrati prima in un nuovo contesto, dare una nuova vita. Il nostro primo BretonLab era una banca completamente riadattata ai nostri usi.

Ritorniamo a “War Room Stories”, com’è stata scelta la track list?
Sicuramente in modo molto accurato. Volevamo fosse una selezione sorprendente e imprevedibile scoprendo poco a poco i lati musicali di questo disco.

Il mio posto per suonare questo album, quale potrebbe essere?
L’album è pensato sulla base dei modi in cui la gente ascolta musica: YouTube, iPod Shuffle, remix. Ma abbiamo anche immaginato di goderci l’album nel modo più tradizionale, seduti ad ascoltare tutti i pezzi. Sicuramente una cosa che abbiamo cambiato dall’ultimo album è che siamo molto più bravi a suonare dal vivo, e in grado di utilizzare diverse atmosfere e generi per migliorare la nostra performance.

La grafica per questo nuovo lavoro è diversa rispetto a quella precedente. Quali sono state le fonti di ispirazione?
L’artwork in realtà è composto da “oggetti trovati”. Ci siamo fatti travolgere dall’amore surrealista e dal potere simbolico di ogni oggetto, dal loro significato diverso e da un fotografo di Brooklyn chiamato Alastair Casey.

Fra pochissimo vi vedremo suonare live in Italia, c’è qualcosa che vorreste dire ai fan italiani? (e qui Roman mi sorprendere rispondendomi in italiano)
Siamo davvero entusiasti di essere venuti in Italia. È stato il primo paese in assoluto che ci ha invitato a suonare, quindi avrà sempre un posto nel nostro cuore. E’ bello come l’Italia comprenda la nostra musica.

War Room Stories esce oggi pubblicato da Believe. Loro saranno fra pochissimo in tour in Italia:

Giovedì 13 Febbraio – Roma Lanificio 159
Venerdì 14 Febbraio – Bologna Covo
Sabato 15 Febbraio – Milano Magnolia

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