Café du Cycliste: in bici con la baguette

Ché poi arriva la bella stagione. E mentre aspetto la mia nuova bici da corsa, una Vetta su misura che da oggi in poi chiameremo Il Martello, mi guardo in […]

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Ché poi arriva la bella stagione. E mentre aspetto la mia nuova bici da corsa, una Vetta su misura che da oggi in poi chiameremo Il Martello, mi guardo in giro per capire quale divisa dovrò indossare per le pedalate nel Nord dell’Europa.
Il classico primaverile, che vestivo in Italia, qua rende poco. La soluzione ideale, in termini di tessuto, potrebbe essere la lana Merino. Così mi metto a cercare qualcosa di carino. Trovo il sito di Café du Cycliste, che su Merino e Stile ci hanno costruito un marchio, nuovo ma già roboante fra gli appassionati di ciclismo. Sul sito si respira una impronta francese e una passione ciclistica fuori dal normale. Il ciclismo pedalato è la pietra miliare e la sezione Where we Ride ne è la dimostrazione, con racconti e particolari che generano acquolina in stile cane di Pavlov.
Non posso fare a meno di contattarli e alla fine riesco a raggiungere Remi Clermont, Fondatore di Cafe du Cycliste.

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Ciao Remi. Ti trovo fra una pedalata e l’altra? Ti disturbo?
Ciao Stefano. No no, vai tranquillo. Pedalo sempre meno, ultimamente non arrivo a 5.000 Km l’anno.

Ah beh! Ma partiamo dall’inizio. Come è nato tutto?
Il primo Café du Cycliste era posizionato nelle colline vicino Grasse. Scorcio spettacolare eh, ma un po’ lontano dalla vita. Così abbiamo deciso di spostarci nel cuore di Nizza, al Vecchio Porto, con vista su caffè e palazzi moderni. Ma non c’è solo lo stimolo estetico, questa è la città perfetta per pedalare: fra Alpi Marittime e Costa Azzurra. E poi è a due passi dall’Italia.

Così arriva l’idea dell’abbigliamento ciclistico.
Prima il nostro era solo un Caffè, un ottimo posto dove fare colazione prima di partire o dove bere una limonata al termine di un bel giro.
Poi, ciclisti contornati da pedalatori di ogni genere, davanti a una cioccolata calda abbiamo deciso di fondare un nostro marchio di abbigliamento.

Francese.
Ci puoi scommettere. Come il formaggio e le baguette. Perché il ciclismo è parte fondamentale della Francia. Come la cucina, le magliette a righe e i baffi a manubrio.

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Questa francesità la vedi soprattutto leggendo i nomi dei vostri capi. Appellativi femminili con l’accento in levare. Come mai?
I nomi degli oggetti sono freddi e pragmatici. I nomi di persona sono caldi ed eterei. Beh, qui a Café du Cycliste preferiamo l’emozione alla descrizione.

Ma iniziamo a descrivere i prodotti. La Merino sembra la protagonista dei vostri modelli.
Lo è. La lana Merino è perfetta per lo sport. Comoda, flessibile, traspirante. Per noi è la base a cui affiancare altri materiali per raggiungere risultati inimitabili.

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E quali sono le tre caratteristiche fondamentali per l’abbigliamento da corsa?
Taglio, tessuto, stile.

E per l’abbigliamento da città?
Identici. Solo che nei nostri urban inseriamo anche la sicurezza, garantita da bande riflettenti che ti fanno luccicare sulle strade buie.

Café du Cyclist è anche base per i cicloturisti. Avete mai pensato a fare qualcosa appositamente per i loro?
In futuro avrete sorprese.

I professionisti sono coinvolti nella progettazione dei vostri capi?
Quelli macinano migliaia di Km ogni settimana non possono non esserlo. Ma la nostra vera ispirazione sono le gambe affilate che percorrono le strade di tutti i giorni.

Leggo che i vostri prodotti sono confezionati da artigiani italiani. Puoi farmi qualche nome?
Top Secret.

Okok. Parliamo della distribuzione di genere nella vendita dei vostri prodotti.
Più prodotti maschili, ovvio, ma in numero delle donne che sfrecciano con caschetto e clipless sta crescendo in maniera stupefacente.

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Passiamo a te, Remi. Per quali strade preferisci sfoggiare Bibs e Shirt Café du Cycliste?
La mia salita preferita è il Col de Turini. Vero percorso Alpino giusto a due passi da Nizza. Bello e stimolante, così come le altre numerose salite che puoi trovare qui intorno. Ma se avvicini l’orecchio ti dico un mio segreto.

‘Spetta. Eccomi.
Se sali sul Colle a pochi passi troverai l’accesso a un piccolo circuito sul parco nazionale. Tutto intorno ai 2000 metri di altitudine. Spettacolare. Ma non dirlo in giro eh.

Ma scherzi? Quante bici hai Remi?
5.
Una Race Bike in alluminio marchiata Mannheim.
Cross Bike BMC in Alluminio.
Travel bike in Acciaio Cycle Victoire.
Cargo Bike Yuba.
Un’altra Mannheim, ma vintage.

Campagnolo, Shimano, Sram?
Tutti e tre.

Guarnitura?
Compact. Con cassetta 11-28.

Pedali: Shimano o Look?
Look: francesi e perfetti.

Sella?
Italiana. Fizik.

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‘Sto sfizio me lo devo togliere. Finalmente riesco a parlare con un vero francese appassionato bici. Nella mia scuderia trova spazio una Peugeot. Splendida. Come mai a un certo punto la vera Peugeot ha smesso di produrre bici?
Beh, qualcuno continua a costruirle. Ma profumo e portamento non sono gli stessi. Però considera che le cantine delle famiglie francesi traboccano di bici con il leone e noi per le strade ne vediamo a milioni. Ti assicuro che le buone e vecchie Peugeot non spariranno facilmente dalle strade.

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