Kristof Allegaert e Paola Gianotti i protagonisti della Red Bull Trans Siberian Extreme

Il 6 di Agosto si è conclusa la prima edizione della Red Bull Trans Siberian Extreme. La gara ciclistica più dura del mondo. Scordatevi il peloton farcito squadre blasonate, i […]

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Il 6 di Agosto si è conclusa la prima edizione della Red Bull Trans Siberian Extreme. La gara ciclistica più dura del mondo. Scordatevi il peloton farcito squadre blasonate, i treni dei velocisti, le maglie sponsorizzate, la gendarmerie alle transenne, i volontari a segnalare ogni rotonda e gli arrivi entro le 17.
La Trans Siberian Extreme, come dice il nome stesso, è una gara estrema: i partecipanti al singolo sono 4 – 3 team, invece, compongono la gara del doppio – le tappe sono 15. Chilometri? 9195 Km: da Mosca a Vladivostok in 23 giorni. Già perché la Red BullTrans Siberian Extreme non è un normale giro, qua le frazioni arrivano a toccare i 1340 km con picchi di 11,500 m di dislivello.

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Queste corse hanno una categorizzazione percisa: Ultracycling, ovvero nessuna distinzione fra giorno e notte, montagna o pianura, vento o pioggia. Percorsi di migliaia di chilometri con l’unico obiettivo: arrivare per primi (e riuscire ancora a camminare correttamente).
Di questa categoria fanno parte altre gare altrettanto famose come la Race Across America e la Transcontinental Race.
La prima Trans Siberian Extreme è stata vinta dal belga Kristof Allegaert in 318 ore 57 minuti e 30 secondi: 28.8km/h di media.
Ah dimenticavo, Kristof è stato anche vincitore delle prime due edizioni della Trans Continental Race (2013 e 2014).

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Fammi vedere la maglia Kristof. Mostrami la S di Superman.
Ehehe. Nessuna S di Superman, Stefano. Solo l’amore nel pedalare con la mia bicicletta per lunghe distanze.

Lunghe distanze le chiami tu, eh. Vabbé. Dopo due Trans Continental Race hai vinto questa Trans Siberian Extreme: che differenze hai trovato fra le due corse?
Prima di tutto il chilometraggio. Le Trans Continental Race 2013 e 2014 sono partite entrambe da Londra, mentre l’arrivo era fissato a Istanbul. In totale circa 4000 Km. La Red Bull Trans Siberian Extreme, invece, di chilometri ne prevederva più del doppio.
Però la TCR è una gara in solitaria, senza supporti esteri. Questo significa che devi procurarti tutto per conto tuo: cibo, acqua, un posto dove dormire e naturalmente le riparazioni alla bici devi fartele per conto tuo.
Nella RTSE, invece, sei sempre seguito da un team di meccanici, massaggiatori, amici.
L’ultima differenza che ci tengo a precisare è che mentre la TCR si sviluppa in una singola frazione, la RTSE ha una suddivisione in tappe, aka tanto tempo in più per dormire.

Perché, nella TCR non si dorme?
Si dorme, ma molto meno. Quello che passi fra cuscino e piumone è tempo perso. Nella RTSE, invece, oltre a dormire regolarmente, sono riuscito anche a trascorrere delle splendide serata in bar e ristoranti insieme agli altri.

La RTSE: 9000 km in 14 tappe, con frazioni da più di mille chilometri. Quali sono stati i momenti più difficili?
Te ne racconto due:
1. Ho passato una notte tremenda dopo aver espulso il massaggiatore russo dal team. I muscoli urlavano più che farsi sentire. Letteralmente.
2. La Tredicesima tappa: in tutto 400 Km subito dopo la frazione più lunga del giro. Uno scherzo direte voi. Invece si sono presentate all’unisono e un tremendo vento contrario. Per lunghi tratti non abbiamo superato i 15 Km/h.

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‘Abbiamo’? Quindi riuscivate a percorrere anche dei tratti in gruppo?
Non mi piace correre in gruppo, anche se aiuta molto a risparmiare energie. Per me il ciclismo più puro è quello delle cronometro: lì non hai spazio per nasconderti.

In cosa consiste il tuo allenamento? Tanti chilometri certo, ma il vero training è quello mentale. Motivazionale. Quello che ti porta a conoscere te stesso e a saperti gestire.
Hai centrato in pieno il punto, infatti il mio allenamento consiste in una combinazione fra bicicletta, corsa e yoga.

E durante la corsa riesci anche a goderti il panorama?
Se un giorno non riuscirò più ad ammirare la natura che attraverso, vorrà dire che dovrò abbandonare le corse ciclistiche.
Gli unici panorami nei quali non riesco a specchiarmi, sono quelli notturni. Ma solo perché non li vedo.

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Parlando di pedalate in notturna: quanti caffè bevi durante una tappa?
Nessuno, odio il caffè.

Ecco un tocco di normalità. A proposito di abitudini: pedali anche per andare a comprare il latte e il pane?
Certo, le compere quotidiane le faccio in bici, alla fine si tratta del mezzo più semplice da usare in città.

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E riesci anche a seguire il ciclismo professionistico?
Non sono appassionato di ciclismo moderno, lo trovo noioso. Guardo solo Tour des Flanders and Paris-Roubaix. E non ho campioni preferiti. A questo livello non puoi fidarti di nessuno.

Parlando di grandi corse nelle Fiandre: mi dai un consiglio su come andare sul pavè? Pensavo di cimentarmi col Ronde Van Vlaanderen nel 2016.
Manubrio in presa bassa e full gas.

Alla Red Bull Trans Siberian Estreme ha partecipato anche una coppia italiana: Paola Gianotti e Paolo Aste. Che hanno completato la gara in 286 ore 6 Minuti e 13 Secondi.

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Bella prova Paola. Congratulazioni.
Grazie Stefano.

Tu, oltre a essere l’unica donna a partecipare alla Red Bull Trans Siberian Extreme, sei anche la donna più veloce ad aver percorso il giro del mondo in bici. Esperienze alquanto diverse direi.
Molto diverse. Da una parte una competizione durissima, dall’altra una infinita sfida con te stessa.
Potenza e velocità contro resistenza e fondo, competizione e tattica che fanno da contraltare a motivazione e pericoli.

Qual è stata la condizione climatica che ti ha messo più a dura prova.
Il vento. Il vento è tremendo. È come una salita sconosciuta, potenzialmente infinita.

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Parlami dei pericoli in corsa. Durante il tuo giro del Mondo, mentre eri in Arizona sei stata investita da un automobilista che ti ha procurato la frattura di una vertebra cervicale. Ma anche le strade russe non sono state proprio rilassanti.
Gli autisti russi sono pazzi, ti passano a destra e a sinistra, senza problemi. E anche le strade, poi, non sono proprio il massimo.

Ma la strada russa vi ha regalato anche emozioni.
Sì, abbiamo incontrato un signora di 74 anni, partita da Mosca per compiere il giro della Russia da sola. Entusiasmante.

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E i paesaggi.
Non scorderò mai il lago BaJkal in Siberia Meridionale. E anche la steppa al confine con la Mongolia mi ha mozzato il fiato. Certo, non mi sono concentrata troppo sul paesaggio, dovevo pedalare.

Unica donna a partecipare alla RTSE. Te l’hanno fatto pesare gli altri partecipanti?
Un po’. Pensa che Paolo e io abbiamo dovuto cambiare strategia sin dalla prima tappa: pensavamo di riuscire a programmare cambi ogni due ore, ma gli avversari continuavano ad attaccarmi, così i turni sono diventati di una sola ora.
Ma alla fine sono arrivata e sono orgogliosa di aver dimostrato a tutte le donne che ponendosi degli obiettivi precisi nulla può fermarci, anche in un mondo tendenzialmente maschile come quello del ciclismo.

La prossima sfida.
Fammi riprendere fiato Stefano. Ti prego.

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