Italia wave love festival, storia di un weekend. Venerdì.
Per vivere il festival nella sua essenza di esperienza totalizzante, noi di Polkadot, sensibili al fascino di un’atmosfera vagamente hippie, abbiamo scelto senza esitazione il camping. E abbiamo apprezzato l’impegno dei ragazzi dell’Arci livorno che hanno saputo organizzare un camping economico (6 euro/notte) ma confortevole. Tende a punta, rotonde, rosse, viola, multicolore, piccole come capannine o maestose come dimore in nylon stavano riempiendo l’area del campo sportivo al nostro arrivo, e tra i sentieri di questa improvvisata comunità, si iniziava a respirare un’energia positiva, di condivisione e relax.
Dalle nostre tende allo Stadio Picchi, la location del Mainstage, peri Marta sui tubi alla loro prima volta su un palco “grande”. Ed è stato un live arricchito in sonorità e arrangiamenti, con strambe divagazioni dal gusto trash metal al sound più acustico e melodico. E grazie all’accompagnamento del violoncello e alla corposa voce di Giovanni, si è riempito quello spazio difficile da colmare tra lo stage e la prima transenna che ferma il pubblico. In scaletta Vecchi difetti e l’abbandono dai primi due dischi, che sorridono al cuore per la bellezza dei testi, e poi i brani del nuovo album, da Cinestetica alla chiusura con Sushi e Coca. Questi ultimi, anche live, si rivelano più “costruiti” rispetto alla dirompente spontaneità degli esordi, ma il marchio è sempre Marta sui tubi. Prendere o lasciare. Il pubblico ha preso. Noi pure, tralasciando i discorsi semipoliticizzati di Giovanni. Meglio lasciar parlare la musica.
L’attesa per i Placebo è passata poi attraverso una band inglese, i Pure reason revolution, alle prese con problemi tecnici sin dall’inizio e con l’impazienza del pubblico. Alle 23.45, finalmente i Placebo sono arrivati.








