The Rapture: L’atteso ritorno

È bello sapere che, dopo un lungo periodo di silenzio dovuto a dinamiche non sempre riconducibili al mondo musicale, una band riesca a ritrovare il senso e l’energia di suonare […]

È bello sapere che, dopo un lungo periodo di silenzio dovuto a dinamiche non sempre riconducibili al mondo musicale, una band riesca a ritrovare il senso e l’energia di suonare insieme e produrre un altro bellissimo album. Chi ha avuto la possibilità di vederli a Milano live al Tunnel, può sicuramente confermare.

I Rapture con il loro disco, “In the Grace of Love”, sono ritornati alla ribalta e in gran stile. L’entusiasmo si percepisce visibilmente anche nella voce di Gabriel Andruzzi, tastierista e amante del sushi. Lo abbiamo “braccato” durante una trasmissione radiofonica.

La prima domanda spontanea è stata ovviamente: “Ma cosa è capitato in tutti questi anni?”. Mi risponde con una semplicità disarmante: “dal 2006 (anno di Pieces of the People We Love) fino al 2011 abbiamo capito e preso coscienza di cosa significa sentirsi in una band e andare oltre tutti i cambiamenti, viaggiare e trovare l’epicentro per creare musica”. Continua raccontando che “registrare un album è come chiudersi in un piccolo posto magico dove scatenare la mente e ricaricarla nelle perfomance live, e che non potrebbe vivere senza questi due aspetti del fare il musicista”.

Quindi dopo “House of Jealous Lovers” che ancora oggi scatena la gente sui dancefloor, “How deep Is your Love”, manifesto del loro ritorno ma soprattutto di una nuova fase dei Rapture, non è assolutamente da meno. Gab mi dice “un perfetto mix, come tutto l’album, di melodie e parole”. La breve chiacchierata, si conclude con la solita domanda “Su cosa stanno lavorando i Rapture”? Tour a parte (e che tour, aggiungerei) c’è già materiale che bolle in pentola. Riscaldiamoci.

Ringraziamo Benedetta Sala per l’illustrazione.

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