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FOCUS INTERVIEWS MUSIC PUGLIA

Live Interviews\\Future Islands a Bari

Antonella Azzollini
Febbraio 23, 2012
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Tre personalità molto diverse: Sam, emozionale e penetrante, William posato e attento, Gerrit silente e timido. Tre anime che vengono da Baltimora, tre colori che si fondono sul palcoscenico sprigionando un’energia ed empatia con il pubblico unica. Il weekend appena passato ci ha regalato un fantastico live, una splendida performance dei Future Islands. Grazie ai ragazzi del Fawn, organizzatori della serata e di altre a venire (non perdetevi l’appuntamento con A Classic Education), ci siamo fatti due chiacchere con Sam e gli altri due componenti della formazione americana.

Innanzitutto ragazzi, come state? E’ la prima volta che siete in Italia?
Stiamo molto bene, grazie. In realtà non è la prima volta, ma è come se fosse tale. Siamo stati già nel nord a Montebelluno ma mai in Puglia.

Vi siete conosciuti durante i vostri studi di arte, alla fine avete realizzato tre album insieme. On the Water, con il suo fruscio del mare dall’inizio e alla fine dell’album si bilancia come un’opera d’arte. Quanto ha influito la formazione artistica nella vostra produzione musicale?
Ah questa è una bella domanda! Sicuramente c’è stata sempre libertà da quando abbiamo iniziato a fare musica assieme. Io (Sam) e William durante i nostri studi in arte abbiamo sempre palleggiato idee per far musica, ma in modo artistico più che musicale. Nessuno di noi era realmente “allenato” a far musica, era veramente un flusso libero di creazione. Tra l’altro la parte visuale è stata sempre molto importante anche per far capire come siamo.

Probabilmente, in un mondo dove c’è una proliferazione di universi musicali combinare musica e immagini è un modo per essere più distintivi.
Si certamente le immagini sono molto importanti. La gente ha bisogno di vedere, di toccare e di prendere anche perché molte volte ciò che ci circonda ha una velocità incredibile.

Nei vostri testi si tratta spesso di amore. Il più delle volte questo amore è struggente e malinconico, esaltato dalla voce di Samuel. Sembra quasi che le vostre canzoni riescano a tramutare questi sentimenti in speranza, in ottimismo Siete innamorati ragazzi?
Sam: Oh Dio, si lo sono. ma credo lo sia sempre, questo è il problema! Siamo sicuramente dei romanticoni!

Molte volte, in alcune canzoni affrontate temi tristi tipo in Long Flight ma con ritmi molto ballabili, quasi a voler addolcire il peso degli argomenti. Nel processo di creazione di una canzone, quanto contano le parole e quanto la musica?
Sicuramente nelle nostre canzoni nasce prima la musica e dopo pensiamo ai testi. Le parole vengono da me (Sam) ma è la musica la colonna portante. Soprattutto nei pezzi come Long Flight dove la gente è catapultata nella situazione in cui io descrivo cantando e più ascoltano più si sentono parte della scena che sta accadendo. Credo che questa sia l’aspetto su cui abbiamo molto puntato: ci sono un sacco di canzoni pop che non dicono assolutamente nulla! Noi riusciamo a mettere anche un po’ di ciccia nelle nostre canzoni che non sono “candy coded”. I testi quindi parlano di argomenti della vita reale e i beat ballabili sono autocelebrati la vita nelle sue multiformi rappresentazioni. Oh mio Dio…stiamo andando sul pesante!

“too noisy for new wave, too pussy for punk”. Come spieghereste la vostra musica a chi non mastica di etichette, generi e similitudini?
In realtà è stato il fratello di William che ci ha descritto in questo modo e l’abbiamo trovato subito molto divertente ed interessante per descriverci. Una volta, eravamo in Croazia e durante un’intervista a Gerrit gli hanno chiesto di descrivere la nostra musica in una parola. In realtà era molto difficile e il giornalista ha avvicinato il microfono a Gerrit e lui ha semplicemente detto “Appassionante”. E noi tutti non potevamo che essere d’accordo.

Come trovate il pubblico europeo rispetto a quello che siete abituati ad “affrontare” negli States?
Tutti hanno voglia di divertirsi in maniera diversa ma con la stessa voglia. Quello che abbiamo notato è che in Europa c’è molto più rispetto per i musicisti e artisti. Più che altro è il modo europeo di abbracciare le manifestazioni artistiche. Per esempio, negli Usa la prima cosa che viene tagliata è proprio l’arte in mancanza di fondi.

Qual’è il percorso emotivo che vi ha portato a comporre un album come On The Water, sicuramente diverso dai lavori precedenti ? Lo leghereste a qualche particolare evento, rispecchia la vostra naturale evoluzione, o è venuto da sè?
Credo sia dovuto allo scorrere delle nostre vite e dagli eventi legati. Non ci siamo mai posti degli obiettivi per fare la musica. Sicuramente On the Water, tra tutti quelli prodotti, rispecchia quello che ci è successo e sta succedendo nelle nostre vite negli ultimi 2/3 anni, guardando tutti i 9 anni da quando abbiamo iniziato a suonare insieme.

Cosa preferite i live shows o la case di creazione e registrazione?
Le performance live ci divertono molto anche se ora sentiamo la necessità di scrivere i pezzi e condividere nuovi pezzi, ed è quello che più ci diverte.

Qualche episodio carino che ci potete raccontare?
Ah guarda ce ne sarebbero un sacco… Il primo che ci viene in mente è legato proprio ad uno show di qualche giorno fa. C’era questo tipo che era proprio davanti a me (William) mentre stavo suonando. Sale sul palco, si tuffa nella folla, fa il giro e ritorna nello stesso posto in meno di 10 secondi. Roba da Guinness!

Cosa ci dobbiamo aspettare dallo show di stasera?
Oh non vi aspettate nulla.. tenete le aspettative basse e liberate la mente (scherzano) No No scherziamo, vi potete aspettare sicuramente…fumo, tanto fumo! Sarà sicuramente figo!

Intervista, foto e video a cura di Antonella Azzollini, Angelo Superti e Federica Sfergola

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Scritto da

Antonella Azzollini

Inguaribile intervistatrice e instancabile gig-attender. Adora ascoltare musica, leggere Calvino e Murakami e viaggiare.
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