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GRAPHICS ILLUSTRATION INTERVIEWS RE-LOGO

Quattro chiacchiere con Emiliano Ponzi

Gianvito Fanelli
Dicembre 24, 2013
Logo_Polkadot

Prima della fine dell’anno, dopo aver ripreso questa rubrica da qualche mese, è tempo di bilanci. Possiamo dire, senza troppe false modestie, che il nostro è assolutamente positivo. In questo breve viaggio vi abbiamo proposto illustratori giovani, ma di sicuro avvenire o grandi firme del panorama italiano. L’abbiamo fatto cercando di dare una chiave di lettura meno tradizionale ed ingessata, a volte provocando, a volte scoprendo lati nascosti dei nostri protagonisti. Oggi, con l’ultima intervista del 2013, chiudiamo davvero col botto (in attesa del 31), ospitando sulle nostre pagine uno degli illustratori più apprezzati in Italia ed all’estero: Emiliano Ponzi.

LA times travel

Classe 1978, nato a Reggio Emilia, ma vissuto a Ferrara fino ai 18 anni, ora Emiliano vive e lavora a Milano. Negli anni ha saputo conquistare il favore di addetti ai lavori ed appassionati grazie alle sue immagini minimali nei tratti e nei colori, ma capaci di sprigionare una grande forza evocativa. Tant’è che fra i suoi clienti, infatti, figurano grandi nomi come The New York Times, Le Monde, The New Yorker, The Boston Globe, Time, The Economist, Newsweek, United Airlines, Penguin books, Saatchi&Saatchi New York, Leo Burnett Iberia, La Repubblica, Feltrinelli, Il Sole 24 Ore, Mondadori, Wired, Triennale Design Museum.
Ed il suo bilancio del 2013, beh, è decisamente positivo: grazie al lavoro per le copertine di Bukowski per Feltrinelli, Emiliano ha fatto saltare il banco negli USA, dove ha ricevuto ben due premi: Medaglia d’Oro alla Society of Illustrators di NY e Gold Cube all’Art Directors club di NY.

E, come da tradizione, gli abbiamo chiesto di reinterpretare il nostro logo. Noi, personalmente, lo abbiamo interpretato come un incoraggiamento ad avere sempre fiducia in se stessi e negli altri. Un proposito per il 2014?

Logo_Polkadot

Passiamo alla nostra intervista.

Ciao Emiliano. Innanzitutto grazie per aver accolto positivamente la nostra proposta. Per noi è motivo di grande onore poter ospitare una personalità della tua caratura. Partiamo subito con le domande, promettiamo che ti ruberemo poco tempo.

☛ Bukowski, Bukowski, Bukowski. Quante domande ti avran fatto sulle fantastiche copertine che hai firmato per Feltrinelli e che ti sono valse una Medaglia d’Oro alla Society of Illustrators di Ny e Gold Cube all’Art Directors club di NY Ma poi, oltre i disegni, cosa rappresenta per te l’immaginario di Bukowski? Qual è il libro o un episodio ivi contenuto che puoi ricordare immediatamente?
Direi più frammenti che un libro intero, sono flash di vita verosimilmente reale raccontata con forza e provocazione. Di questi ci resta in bocca il sapore dell’immaginario Bukowski, sempre irriverente, sempre oltre il limite consentito, felice e beffardo nell’averlo superato, un po’ per se stesso e un po’ per tutti gli altri, attenti e ingessati nel rispetto delle convenzioni.

☛ Le tue illustrazioni si distinguono e caratterizzano per il loro equilibrio assoluto fra pieni e vuoti. Sei un abile sottrattore, insomma. Pensi di esserlo solo nel tuo lavoro, o anche nella tua vita coltivi hobby o vivi esperienze in cui questa tua capacità è fondamentale o ti torna utile?
Forse tutto ruota attorno alla giusta misura, il troppo e il troppo poco sono i rischi estremi, nel primo caso è la banalizzazione del mondo e il vivere per slogan, nel secondo caso è il barocco, la ridondanza e la pesantezza del dettaglio ripetuto. Cito sempre John Maeda della Rhode Island school of Design: la sottrazione riuscita è la capacità di comprendere che il mondo è un luogo complesso, la complessità dunque va sempre tenuta a mente in qualsiasi processo di sintesi. Nella vita privata questo concetto può essere applicato nel capire cosa ci è davvero necessario e cosa accessorio.

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☛ Abbiamo letto in giro che sei stato bocciato ai test universitari ai quali ti eri iscritto e poi, quasi per caso, ti sei trovato allo IED, da dove poi è scaturito qualcosa di grandioso. Parlando in percentuali, quanta fortuna e quanta determinazione? Qual è il consiglio che puoi darci su come rialzarci dopo un “fallimento” (che brutta parola)?
A volte quando noi non scegliamo la vita sceglie per noi, nel mio caso non avevo davvero scelto di iscrivermi ad un’università “regolare” per cui non ho mai studiato per prepararmi ai test d’ingresso. Dunque poi “sì”, in effetti mi sono ritrovato allo IED di Milano ma forse c’era un disegno invisibile all’epoca ma abbastanza chiaro adesso. Da lì in poi la fortuna o il concetto di caso crollano ed entrano in scena tutta un’altra catena di parole: impegno, determinazione, tenuta. Perché la fortuna è camminare nel bosco seguendo un arcobaleno e trovare per caso una pentola d’oro mentre tutto il resto parte dalla scelta consapevole di seguire il folletto fino alla fine dell’arcobaleno e insistere fin quando non ci consegna l’oro con le buone o le cattive.
“Fallimento” non è una brutta parola, anzi è lo specchio del successo perché senza cadere non si può correre. Bisogna comprenderlo bene, questo sì, capire se lo scivolone è stato causato da uno scarso allenamento, dalle scarpe sbagliate oppure semplicemente dal terreno scivoloso che non dipende da noi.

☛ Ti manca un po’ la tua città d’origine? Quanto c’è di Ferrara nei tuoi disegni, e quanto di Milano?
Qualcuno (non ricordo davvero chi) ha detto che la provincia è il posto migliore dove nascere e crescere a patto che ad un certo punto si vada via. Sono abbastanza d’accordo perché all’inizio ti tiene al riparo, ti da la possibilità di germogliare in un ventre caldo, di capire l’importanza delle piccole cose e delle abitudini quotidiane. Nei miei disegni c’è sicuramente qualcosa di Ferrara in questa declinazione così come anche la proiezione verso un luogo più grande. Milano è forse il simbolo di uno spazio diverso ma potrebbe essere anche New York, Parigi Londra ecc… La percezione che i nostri confini sono sempre più ampi.

NY times book review cover
NYTIMES book 4 November 2012

mens health final
Repubblica 2 giugno 2013
Repubblica 11 agosto 2013
Repubblica limite 2013-2
SZ double page final

☛ Sei stato all’ultima Biennale di Venezia? Se sì, cosa ne pensi? Io sono rimasto shockato quando ho letto “Questa opera d’arte non vuole avere un significato”. Lì ho capito che forse ci siamo spinti troppo oltre e stiamo svuotando di senso l’arte.
Sono stato all’ultima Biennale. Parlando di questo ci addentriamo verso un campo minato. Difficile giudicare l’arte contemporanea con gli stessi criteri di un oggetto di design o di un’illustrazione. Spesso sfuggono alla progettualità per come siamo abituati a riconoscerla, al rapporto tra estetica e funzionalità, probabilmente vanno interpretate più come un dogma o per assurdo tornando al “mi piace/non mi piace”. Nel tempo hanno perso forma e contenuto che ci permettono di valutarne la qualità in termini oggettivi.

☛ Veniamo alle domande più immediate ☺︎ Il tuo stile in tre parole.
Mi auspico che sia comunicativo, sintetico e capace di intrattenere lo sguardo.

Le Monde 5 gennaio 2012
LMU Pentagram June 2013

☛ La colonna sonora giusta per lavorare, e un’altra per vivere le vacanze che stanno arrivando.
Per lavorare una buona colonna sonora è musica con poco testo, grazie ad un amico sto apprezzando la tradizione balcanica. Per le feste starei sui classici canti natalizi, un po’ buonisti e sulle loro declinazioni più moderne, ma già diventate storia come “Last Christmas” di George Michael, “Jingle Bell Rock” di Billy Idol oppure “So this is Christmas” di John Lennon.

☛ Due ricette: una in cui bisogna sottrarre tantissimo ed una in cui bisogna aggiungere tantissimo (se ci riesci)
Banalmente si sottrae molto per preparare un pezzo di sushi: tagliando una striscia sottile di pesce scavata da tutto il resto, dando forma al riso con le mani si raggiunge una sorta di blocco ellittico sottraendo tutto il materiale in eccesso.
Mentre preparando una torta si parte da elementi base come la farina a cui si aggiunge l’uovo, poi si impasta, si cuoce tutto, si separa per avere 2 dischi e si continua bagnando con il Rum, farcendo con crema, ricoprendo con cioccolato fuso, guarnendo con panna o frutta fresca…

Ci hai fatto venire fame, meno male che fra qualche ora si mangia. Grazie Emiliano, per Natale ci siamo regalati le tue parole, le abbiamo messe sotto all’albero dei doni di Polkadot, sperando che possano ispirarci nelle nostre vite e nel nostro lavoro.

Buone feste a te ed a tutti i nostri lettori!

VMFpan di stelle

← Nella puntata precedente: Alessio Dell’Ellena ci ha dato buca, invece no

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Scritto da

Gianvito Fanelli

Pugliese, ho vissuto a Milano per dieci anni prima di tornare in Puglia. Sono un designer. Ho una newsletter, colazione.email, e un progetto su Instagram @vita________lenta Apulian, I lived in Milan for ten years before returning to Puglia. I am a designer. I have a newsletter, breakfast.email, and a project on Instagram @vita________lenta.
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