Italia e imprenditorialità: i risultati dellaricerca AGER 2015 di Amway

Giunge alla sua sesta edizione la ricerca AGER (Amway Global Entrepreneurship Report) del 2015, che ogni anno intervista 50.000 persone in 44 Paesi nel mondo (Italia compresa) al fine di […]

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Giunge alla sua sesta edizione la ricerca AGER (Amway Global Entrepreneurship Report) del 2015, che ogni anno intervista 50.000 persone in 44 Paesi nel mondo (Italia compresa) al fine di valutare la percezione di temi come lo spirito imprenditoriale e il lavoro autonomo, e misurarne gli stessi scientificamente, grazie ad un indicatore (AESI – Amway Entrepreneurship Spirit Index) creato da Amway, in collaborazione con Gfk e l’Università Tecnica di Monaco.

Quello che viene fuori, per il nostro Paese, è un atteggiamento positivo (del 73% degli intervistati) nei confronti del lavoro autonomo e dell’imprenditorialità: il 42% degli intervistati si sente pronto ad avviare un’attività in proprio, dati che crescono quando a rispondere sono i più giovani. La stessa fiducia non c’è però nei confronti dell’Italia, ritenuto solo dal 44% idoneo a sostenere l’imprenditorialità.

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In cima ai motivi che spingono gli italiani a “mettersi in proprio” c’è il desiderio di indipendenza (43%) e subito dopo l’autorealizzazione (39%) e la prospettiva di guadagno economico (23%) e di acquistare casa (e l’incremento del 6% della vendita di appartamenti nell’ultimo anno ne è un segnale). Per le donne un motivo importante è anche la possibilità di conciliare lavoro e famiglia. Al contrario, quando si parla di ostacoli alla voglia di avviare un’attività in proprio, è la paura di fallimento ad essere il più temuto (90%), associato al timore della crisi economica (46%) e degli oneri finanziari (39%).

Al tempo stesso gli italiani hanno voglia di crescere e imparare, grazie all’esperienza sul campo (determinante per il 33% degli intervistati) e all’offerta formativa (percepita insufficiente dal 64%) e ritengono l’imprenditorialità qualcosa da poter insegnare (64%), anzi a farlo dovrebbero essere, con maggiore intensità di quella attuale, le camere di commercio e le organizzazioni no profit.

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