Open Innovation & Maire Tecnimont

Con la convinzione che il segreto del successo di un’industria sia racchiuso nell’innovazione continua, Fabrizio Di Amato ha finanziato con il suo gruppo Maire Tecnimont la cattedra di Open Innovation.

Maire Tecnimont, Gruppo industriale multinazionale leader in ambito internazionale nell’ingegneria impiantistica, principalmente nel settore degli idrocarburi, ha finanziato la nuova cattedra in “Open Innovation” presso l’Università LUISS Guido Carli, assegnata al Professor Henry Chesbrough, Direttore del Garwood Centre for Corporate Innovation dell’Università della California a Berkeley e padre intellettuale del concetto di “Open Innovation”.

Questo progetto riguarda l’innovazione e la tecnologia con uno sguardo ampio sul futuro, uno sguardo di cui ora abbiamo più che mai bisogno. Si tratta di una cattedra, fortemente voluta da Andrea Prencipe, Rettore LUISS e da Fabrizio Di Amato, Presidente e azionista di maggioranza di Maire Tecnimont.
Maire Tecnimont è un gruppo societario italiano attivo nel settore ingegneristico, tecnologico ed energetico, con competenze specifiche nell’impiantistica, nella chimica verde e nello sviluppo di tecnologie per la transizione energetica.
Al Gruppo vengono riconosciuti ben 1.500 brevetti specifici e applicazioni di brevetti e la capacità di creare valore in tutto il mondo con il coinvolgimento di più di 9.300 professionisti in 45 paesi.

Perché Maire Tecnimont ha deciso di investire sull’Open Innovation? Perché è una sorta di rivoluzione del mondo del business, che auspica a un modello di innovazione secondo cui le imprese ricorrono non soltanto all’utilizzo di risorse interne, ma anche a strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno. Un argomento ormai noto e ampiamente dibattuto nella comunità scientifica e professionale del management, ma che necessita di ulteriori approfondimenti scientifici. Per il professor Chesbrough, l’innovazione aziendale deve “far tesoro in maniera sistematica di collaborazioni, idee e risorse esterne rispetto al perimetro societario classicamente inteso. Dalle start-up al mercato globale delle idee e dei brevetti, questo modello illustra meglio dei precedenti perché un’azienda non abbia più bisogno di controllare, quasi di possedere, i processi di innovazione dall’inizio alla fine”.

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