Qual è la percezione che hanno gli italiani della pandemia e dei suoi danni?

… e come sono cambiate le nostre abitudini.

Tra le tante cose, il Covid-19 ha cambiato tutte le abitudini. C’è tutta una vita vissuta prima che appare un lontano ricordo, con una normalità che ormai si è riadeguata alla situazione e con dei tempi che mutano ma che fanno sbiadire i ricordi di quel che era la vita prima della più grande catastrofe dalla seconda guerra mondiale ad oggi. Eppure il Covid per molti versi ha rappresentato qualcosa di ben peggiore della guerra. Un nemico invisibile che ha inghiottito tutto il globo e che, vaccini a parte, non smette la sua corsa: la nuova variante Delta ne è un esempio.

In Italia oggi, con l’introduzione delle zone bianche e la forte accelerata data alla campagna vaccinale, si ritorna a respirare un po’ di normalità. Ma in caso di riaperture, o comunque di ripristino della vita precedente, cosa succederebbe? Un rapporto Ipsos, pubblicato sul blog di Gaming Report, ha provato a fare il punto sulla situazione, analizzando in particolare la ricaduta che ha avuto la pandemia su tutti i settori, dalla ristorazione al gioco d’azzardo. 1000 italiani a febbraio hanno fatto registrare un crescente pessimismo verso la fine della pandemia, che per molti si concluderà solo a 2022 inoltrato. Gran parte del campione pensa che i settori più colpiti siano stati i seguenti: ristorazione, il turismo, la cultura, lo sport e le palestre, ma anche discoteche, trasporti, congressi, centri estetici e parrucchieri, scuole e università.

Sul fronte degli aiuti dello Stato c’è stato forte scetticismo: il 46% del campione ha bocciato gli aiuti, il 30% li ha ritenuti importanti in alcuni settori, il 13% del tutto assenti, il 6% addirittura insufficienti. La percezione e lo scetticismo aumentano ancor di più se si parla di gioco d’azzardo legale, verso cui fanno fatica a morire tanti, vecchi stereotipi. Lo stesso 6% di cui sopra ritiene che il gioco d’azzardo sia stato addirittura avvantaggiato dalla pandemia, nonostante le chiusure che sono state continue da marzo 2020.

Il 37% addirittura pensa che la filiera del gambling non sia in difficoltà, cosa vera se si considera il solo settore online. Il 16% del campione invece parla di abbandono da parte dello Stato del settore. Sono tutte percezioni in qualche modo lontane dalla realtà. Il settore gioco è forse quello che più è cambiato o quantomeno che più si è adattato ai cambiamenti della pandemia. Non solo per la chiusura dei luoghi del gioco fisico ma anche per la migrazione sui canali online. Il 54% del campione intervistato ha dichiarato di non aver mai messo piede in una sala da gioco, mentre il 33% pensa che in sicurezza rientrerebbe nelle sale da gioco, ormai prossime alla riapertura. Il solito 6% invece ha dichiarato che non entrerebbe per nessun motivo in un luogo di gioco. Settori come bar, pasticcerie, palestre, raccolgono senz’altro maggiori consensi. 

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