L’Inter senza Hakimi

Quanto peserà in casa nerazzurra la vendita al PSG del fortissimo quinto di destra?



La vendita di Hakimi per oltre 70 milioni di euro al PSG peserà tantissimo in casa nerazzurra. Un giocatore dello straordinario livello del marocchino, un dominatore della fascia destra capace di segnare e dispensare assist per i compagni, all’Inter avrebbe fatto ancora molto comodo. Almeno per un’altra stagione, la prossima, che avrebbe potuto coincidere con la conquista della seconda stella in campionato. Avrebbe potuto perché senza il suo apporto sarà molto difficile ripetersi. Se aver perso Conte è stato un dramma, considerando il capolavoro a tinte tricolore di cui è stato l’assoluto protagonista lo scorso anno, aver perso Hakimi è stato addirittura uno psicodramma!
Per quale motivo? Perché un grande allenatore può essere sostituito da uno meno buono che può fare bene lo stesso, purché ovviamente disponga di grandi campioni, ma un grandissimo campione come Achraf non può essere sostituito perché è unico nel suo genere. Esageriamo?
Forse no, perché Hakimi, ricordiamocelo sempre, a soli 22 anni è già un fenomeno. Dunque la triste verità è che l’Inter senza il marocchino l’anno prossimo potrebbe non lottare per lo scudetto. Venendo meno l’asse Hakimi-Lukaku, i nerazzurri dovranno inventarsi qualcosa per
essere letali come la scorsa stagione, e neanche loro sapranno cosa.
Va bene il bilancio, però…

La vendita di Hamiki avrà certamente portato dell’indispensabile denaro fresco nelle casse interiste  – più di 70 milioni se includiamo i bonus – che andavano per forza di cose risanate ma questo è solo un lato (positivo) della medaglia; non poter più schierare il fortissimo fluidificante di destra la prossima stagione comporta un indebolimento dell’Inter notevole, talmente notevole che difficilmente gli scommettitori punteranno sulla Beneamata per la vittoria dello scudetto stagione 2021-2022 approfittando dei migliori bonus scommesse a disposizione. Ecco l’altra faccia della medaglia, quella più negativa e più brutta, che i tifosi fanno fatica ad accettare.
Questo capita perché abituati come sono stati ad aver avuto come presidente Massimo Moratti, che spendeva tanti soldi per amore del Biscione e non per amore del bilancio, oggi con il “matematico Zhang” si trovano piuttosto spaesati. Come biasimarli, però è anche vero che il
calcio dei Moratti e dei Berlusconi non esiste e non esisterà più, perché i numeri oramai devono sempre quadrare. Non importa se deve essere sacrificato un esterno come Hakimi; tutti sono importanti e nessuno è indispensabile. Se il calcio moderno fosse un motto probabilmente sarebbe questo. Dunque i sogni di gloria della tifoseria nerazzurra, che con il 19° scudetto in tasca avrebbe voluto vivere un ciclo vincente, sono tramontati? Probabilmente sì, a meno che non si trovi un degno rimpiazzo al marocchino.

Da Sergi Roberto a Zappacosta

Per rimpiazzare Hakimi si fanno più nomi. Uno di questi è Sergi Roberto. Questo jolly, che può giocare in difesa e a centrocampo, è un ottimo calciatore, che è maturato tantissimo negli anni crescendo nella cantera blaugrana e vivendo nella bellissima Barcellona. Peccato però sia molto
diverso da Achraf, essendo meno aggressivo e devastante. Lo stesso discorso vale anche per Bellerin, che l’Arsenal lascerebbe andare con la formula del prestito con successivo diritto di riscatto. Musica per le orecchie della società nerazzurra attenta al solo bilancio, e non per i tifosi che a questo punto preferirebbero la soluzione Dumfries, che con l’Olanda a Euro 2020 ha fatto bene. Inutile dire che l’idea Zappacosta non troverebbe il loro gradimento, e forse nemmeno quello di Inzaghi, che per il suo credo calcistico ha bisogno di potenti esterni di spinta. Non stiamo certo parlando di esterni di spinta come li intendeva l’indimenticato Conte, ovvero giocatori da impiegare a tutta fascia, ma certamente interpreti capaci di coprire e poi all’occorrenza graffiare. Per il dopo Hakimi si faranno senza dubbio anche altri nomi, ma, lo ripeteremo fino allo sfinimento, come il marocchino non c’è nessuno. Troppo unico e troppo forte per poter essere degnamente sostituito.

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