Locus Festival: il report del primo weekend

Se chi ben comincia è a metà dell’opera, Bass Culture può già ritenersi ampiamente soddisfatta: il primo weekend del Locus Festival ha riscosso un enorme successo di pubblico e, soprattutto, […]

Se chi ben comincia è a metà dell’opera, Bass Culture può già ritenersi ampiamente soddisfatta: il primo weekend del Locus Festival ha riscosso un enorme successo di pubblico e, soprattutto, ha regalato a Locorotondo l’attesa esibizione di due artisti di pregiatissima caratura come Laura Mvula e Gregory Porter. Musica e voci di inestimabile qualità in una cornice meravigliosa. Un’attenzione maniacale ai dettagli e alla scelta delle location, con il Docks 101 di Via Nardelli incontrastato sfondo delle presentazioni pomeridiane e dei dj-set post-concerto (nel weekend appena trascorso si sono avvicendati Keedo e Tuppi). La Valle d’Itria come protagonista indiscussa di un modo virtuoso di creare turismo e promuovere cultura.

Locus weekend 1

Ph. Umberto Lopez

La serata di sabato 26 gode dell’apertura di uno dei talenti più fulgidi del Tacco d’Italia: Carolina Bubbico. Nella mezz’ora a sua disposizione, la giovane musicista leccese cattura tutta l’attenzione del nutrito pubblico accorso per la prima del festival, mostrando doti vocali eccezionali. La scaletta alterna alcuni dei suoi inediti a cover sapientemente riprese come “Sir Duke” o “Garota de Ipanema”. Un uso intelligente e accurato dei loop riesce a rendere il suono della Bubbico ricco di sfaccettature e avvolgente, cosicché l’essere da sola sul palco diventa un ulteriore elemento a favore della riuscita della sua esibizione. L’ottima “Di te” chiude il concerto di una delle artiste più promettenti in circolazione. Gli applausi sono più che meritati.

Carolina Bubbico

Ph. Umberto Lopez

Giunge quindi l’attesissimo momento di Laura Mvula. Grazie al Locus Festival la Venere nera di Birmingham, 28 anni di grande maturità artistica, si trova a calcare per la prima volta i palchi italiani. Grande merito va dunque ascritto agli organizzatori per aver portato in Italia, e precisamente nel Mezzogiorno – spesso privo di grandi esclusive simili – una delle migliori interpreti contemporanee del soul. Sin dall’iniziale “Like The Morning Dew”, lo spettacolo della cantante ha confermato la bontà della scelta artistica. Determinata e cazzuta nel suo incedere vocale e nei passaggi più frizzanti della scaletta ma allo stesso tempo capace di distillare momenti emozionanti, come nella stupenda “Sing to the Moon”, Laura Mvula fende l’aria della gremitissima Piazza Aldo Moro in un connubio magico. Il nucleo centrale dello show culla gli spettatori al punto che, simpaticamente, la cantante si preoccupa di risvegliarli dallo stato di trance nel quale erano entrati con un finale più partecipato in cui anche il resto della band (violino, violoncello, contrabbasso, batteria ed arpa) mette in evidenza le proprie capacità tecniche. Tutti gli occhi, in ogni caso, sono per Laura, una vera forza della natura dall’ugola incredibile. Tra gli applausi scroscianti del pubblico, accompagnata dalla sola violoncellista l’artista inglese ritorna sul palco per concedere un unico bis: una strepitosa cover di “Human Nature” di Michael Jackson. La conclamazione di una voce dal sicuro avvenire.

Ph. Umberto Lopez

Ph. Umberto Lopez

Nonostante la pioggia pomeridiana, tutto procede secondo i piani anche nella serata di domenica 27. Alle 22 in punto, dinanzi ad una piazza se possibile ancor più nutrita della sera precedente, fa il suo ingresso sul palco Gregory Porter, quella che senza ombra di dubbio è una delle voci più belle che il jazz odierno possa vantare. Affiancato da un gruppo di strumentisti a dir poco eccelsi su cui svetta uno stratosferico sassofonista più volte impegnato in assoli mozzafiato, l’artista californiano regala al pubblico accorso un concerto indimenticabile per intensità e partecipazione. I brani di “Liquid Spirit”, vincitore del Grammy Award 2014 come miglior disco vocal jazz, e quelli dei due album precedenti rappresentano un mix originale e fresco del meglio che il jazz e la musica nera in tutte le sue forme abbiano saputo offrire nel secolo scorso. Pezzi come “Hey Laura”, “Be Good (Lion’s Song)” o “Musical Genocide” sono riusciti ad imporsi come autentici instant-classic e anche a Locorotondo non hanno mancato di rapire un pubblico oltremodo partecipe con handclapping e sing-along (soprattutto su “Free”). Da parte sua, Porter non ha lesinato energie, concedendo addirittura un doppio bis, di cui il secondo a cappella. Un artista straordinario, capace di conquistare gli spettatori con la bravura e di guadagnarne l’affetto con l’umiltà.

Ph. Umberto Lopez

Ph. Umberto Lopez

In attesa dei prossimi due weekend di musica, il Locus Festival ha già spiccato il suo consueto, meraviglioso volo.

© Foto di Umberto Lopez

Livio Ghilardi

Nato a Noci (BA) nel 1991, dopo la maturità classica si trasferisce a Roma dove, tra un concerto e l’altro, studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ed è borsista presso il Collegio Universitario "Lamaro Pozzani".
Scrive di musica per Zero, Nerds Attack, DLSO. Sulla web-radio Radio Bombay tiene il programma “La Voce del Marpione", per Cucina Mancina cura la rubrica "Rock Around The Fork". Musicalmente e gastronomicamente onnivoro, poliglotta per natura, classicista mancato, bassista a tempo perso, tifoso del Bari nonostante tutto.

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