l.noir: il duo electro-rock make in Italy

Abbiamo intervistato i l.noir, duo electro-rock formato da Marco Giacomini, 31 anni, nato a Cremona e Andrea Gobbi, 30 anni, nato ad Ancona. Marco alla chitarra e alla voce, Andrea al basso […]

Abbiamo intervistato i l.noir, duo electro-rock formato da Marco Giacomini, 31 anni, nato a Cremona e Andrea Gobbi, 30 anni, nato ad Ancona. Marco alla chitarra e alla voce, Andrea al basso e al synth. Una band dai sapori lombardi e marchigiani, ma, come precisano i ragazzi, l.noir è a tutti gli effetti una band concepita e nata a Milano.

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Ciao ragazzi! Iniziamo con le presentazioni. Andrea e Marco, vi piacerebbe raccontarci qualcosa di voi e della nascita del vostro progetto?
Ci siamo conosciuti mentre frequentavamo la CPM a Milano. Sapevamo di condividere la stessa idea di musica, abbiamo solo aspettato il momento più giusto per noi e per cominciare a dar forma al nostro progetto. Difatti nel gennaio 2013, nell’intimissimo studio allestito in camera di Andrea, abbiamo iniziato a lavorare sulle pre-produzioni di quello che poi sarebbe diventato _teloneros. Qualche mese dopo ci siamo trasferiti ai TUP Studios di Brescia, dove, assieme ad Alessio Lonati, abbiamo ufficialmente registrato i quattro brani. Il prossimo 18 luglio decretiamo il raggiungimento del nostro primo traguardo: la partecipazione al festival di Chiaverano, A Night Like This, che ci ha dato un’opportunità unica e stimolante.

Perché avete scelto L-Noir come nome della vostra band?
Inizialmente abbiamo pensato ad Electric-Noir. Volevamo far riferimento a due culture di momenti storici differenti: quella moderna, dove tutto viaggia alla velocità della luce, e quella passata, che noi abbiamo voluto individuare nel periodo noir. Infine abbiamo deciso di abbreviare in l.noir. L’idea è arrivata mentre esploravamo gli ambiti musicali che volevamo seguire e sperimentare.

 _teloneros è il vostro Ep uscito a settembre 2014 in cui vi sono 4 brani intitolati “A dinner alone”, ”Spread your head”, “My plastic way of life”, “Same old thrilling”. Quale è il fil rouge che ricorre nei vostri pezzi e cosa rappresentano per voi?
Ci sono quattro brani e sono quattro racconti. Quattro storie biografiche e autobiografiche, naturalmente. Per noi sono come istantanee, quattro fotografie di situazioni sempre in evoluzione. La frenesia metropolitana potrebbe essere il fil rouge. Da queste suggestioni siamo partiti verso il percorso creativo che ci ha portati a _telonerosSame Old Thrilling è in assoluto la nostra prima creazione, nel tempo l’abbiamo trasformata diverse volte e forse è quella alla quale siamo più affezionati. Inoltre è il pezzo che nell’Ep si differenzia maggiormente dagli altri, poiché probabilmente rappresenta appieno la nostra nuova direzione compositiva.

Il nome della vostra band è francese, il titolo del vostro Ep è spagnolo, cantate in inglese, siete italiani e sperimentate l’elettronica assieme al rock. Sembra vogliate trasmettere un mash-up del vostro bagaglio empirico e culturale. Quali influenze ha la vostra musica?
Non possiamo non tener conto delle influenze che le culture di diversi Paesi, il Regno Unito su tutti, hanno avuto sul percorso di crescita artistica di tutta la nostra generazione. Oggi come non mai è possibile fruire di nuove informazioni e di nuovi stimoli che arrivano da ogni angolo del pianeta. Per noi è fondamentale continuare a coltivare la ricerca di nuovi ascolti e di nuovi artisti. Il billboard di A Night Like This rispecchia molto il panorama delle nostre influenze. C’è Popolous che con il suo ultimo disco ha proposto elettronica elegante e allo stesso tempo avantguard, c’è Iosonouncane che porta il cantautorato italiano a livelli altissimi, e poi ci sono band come A Place to Bury Strangers che al meglio rappresentano la scena underground internazionale. Tutta musica che vogliamo immagazzinare, metabolizzare e poi veicolare in nuove canzoni.

Meticolosi non solo a livello musicale, ma anche nella scelta fotografica e artistica. L’artwork è stato curato da Alessio Necchi, che rapporto intercorre fra voi e l’architetto-fotografo?
Alessio Necchi non è solo un ottimo fotografo, ma anche un nostro carissimo amico. Quando è stato il momento di pensare ad un artwork per _teloneros abbiamo chiesto ad Alessio se fosse interessato a “prestare” una delle sue fotografie per la cover del disco. Abbiamo scelto assieme lo scatto che trovate in copertina, volutamente scevro di titolo e nome della band. Il focus doveva vertere principalmente sulla fotografia di Alessio, non sul nome della band o sul titolo dell’Ep. Parte del suo lavoro è stato messa a disposizione del nostro progetto e abbiamo ritenuto opportuno che la sua idea rimanesse inalterata e al centro della scena. Dopo aver collaborato con Franco Fontana, in occasione di Quelli di Fontana” e “Fotissima“, Alessio sta lavorando a nuovi progetti, ugualmente attinenti alla fotografia. E noi lo teniamo sempre sott’occhio attraverso il suo sito: www.alessionecchi.it.

l noir

Concludiamo con delle riflessioni su “A Dinner Alone” il cui videoclip è stato da voi autoprodotto con la collaborazione della regia di Antonella Spatti. Come avete sottolineato sulla vostra pagina FB, “A Dinner Alone” è un inno al perdersi, perché non c’è nulla di meglio che perdersi. Quale è stato il momento in cui vi siete piacevolmente persi? Non vi perderete di certo sulla strada per Chiaverano prima di A Night Like This festival?!
Già, per noi non c’è niente di meglio del perdersi. È stato mentre ci trovavamo ai TUP Studios di Brescia il momento in cui ci siamo maggiormente e piacevolmente “persi”. Concretamente non abbiamo mai voluto imporci una particolare direzione da seguire, ma ci siamo fatti guidare dalla musica che stavamo creando. Erano le sensazioni e le emozioni ad avere il controllo. A Dinner Alone parla proprio di questo, della voglia che tante volte abbiamo di perderci ma che spesso reprimiamo perché intendiamo il termine “perdersi” con accezione negativa. Antonella, con grande maestria, è riuscita a trasformare in immagini il senso e l’atmosfera della canzone. Per quanto riguarda A Night Like This, non c’è pericolo, se siamo sulla strada per Chiaverano è proprio perché abbiamo piacevolmente deciso di perderci.

Nell’attesa di A Night Like This Festival iniziamo a fare headbanging (con moderazione) e a battere il piedino a ritmo:

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