Bagliori di luce bianca: intervista ai Drink To Me

Anche i Drink To Me saranno tra i protagonisti dell’A Night Like Festival di Chiaverano (TO). Si può dire che la band si troverà a giocare praticamente in casa, provenendo […]

Anche i Drink To Me saranno tra i protagonisti dell’A Night Like Festival di Chiaverano (TO). Si può dire che la band si troverà a giocare praticamente in casa, provenendo dalla confinante Ivrea, città nota ai più per il suo storico Carnevale. Con l’ultimo “Bright White Light”, i piemontesi hanno ottenuto nuovamente acclamazione tra la critica, forti di un disco completo e ammaliante sin dai primi ascolti. Un nuovo tassello nella carriera di una delle più cangianti e originali realtà italiane, capace anche di affacciarsi all’estero con autorevolezza.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con il loro leader, Marco Jacopo Bianchi (attivo anche come solista con lo pseudonimo Cosmo).
“Bright White Light” ha rappresentato un nuovo approdo per i Drink To Me, certamente il punto di maggior maturità. Qual è stata la gestazione del disco? Come i pezzi si sono sviluppati in questa prima parte di tour a seguito dell’esecuzione live? Cosa è cambiato rispetto a “S”?
Il disco è uscito fuori in modo più articolato dei precedenti, c’è stato un rimaneggiamento più lungo e una produzione esterna più “invasiva” (quella di Alessio Natalizia) e un’altra più “soft”, ma tecnicamente imprescindibile (quella di Andrea Suriani). Cercavamo un sound meno caciarone, e lo abbiamo trovato. Ma dal vivo i brani sono più pompati e aggressivi. Rispetto ad “S” ci sono meno ritornelloni pop e un’atmosfera più sognante.

Quali le ragioni cromatiche del titolo? La percezione all’ascolto è di un album più etereo ed effettivamente il bianco richiamato dal nome ci appare azzeccato.
Il bianco è il colore dell’estasi, della luce che acceca, di qualcosa di puro… C’è del mistico, ma anche no.
Nella lunga “Twenty-Two” sembra di sentire reminiscenze dei Kraftwerk. Quale la genesi del pezzo?
Quel pezzo è stato improvvisato quasi tutto così già la prima volta. Poi io gli ho dato una struttura più o meno definitiva, mentre infine Alessio ha aggiunto l’arpeggio di synth che lo ha messo definitivamente in moto. Per definire il finale strumentale io sono uscito dallo studio e ho lasciato lavorare Alessio e Suri da soli.

Dai tempi di “Brazil” sembra ci sia passato un mondo. In che modo vi rapportate ai vostri esordi? Riproporreste ora i brani di allora?
Per noi è un mondo un po’ lontano adesso. Dal vivo facciamo solo brani di “S” e “Bright White Light”. Ma in furgone qualche volta abbiamo ascoltato “Brazil”.

La vostra recente partecipazione al romano Spring Attitude – insieme a tanti altri artisti italiani – testimonia la vostra appartenenza a un mondo elettronico di casa nostra che sa essere internazionale (e questo è già ben testimoniato dalla vostra scelta di cantare in inglese). Qual è la vostra percezione dell’elettronica nostrana? Cosa vi piace di più?
Credo ci sia un movimento piccolo ma sempre più importante. La qualità è alta, e questo mi fa ben sperare per il futuro. Penso ai progetti di Cristiano Crisci, penso a Godblesscomputers, Populous, Go Dugong, Furtherset, Yakamoto Kotzuga, ma anche Lorenzo Senni e tutta quell’elettronica che si trova in playlist di fine anno su Boomkat, per dire… O a band come Niagara e altri che dimentico.

Venite dal Piemonte che da sempre è una delle regioni italiane musicalmente più prolifiche. A oggi come vi appare la situazione?
Non lo so, mi pare che il Piemonte, al di là di Torino, abbia ben poco da offrire. Lì trovi buone cose, come i già citati Niagara, i DYD, Vaghe Stelle, Foxhound… Il resto, la provincia, ha qualcosa di buono, ma fatica ad uscire e ha pochissime situazioni decenti in cui suonare.

Il tuo lavoro solista a nome Cosmo è stato a ragione molto apprezzato. Cosa hai portato della tua esperienza in solitaria all’interno dei Drink To Me? Sono due cose perfettamente scindibili? Puoi dirci di più sull’evoluzione futura del tuo progetto?
Sinceramente credo di aver fatto un disco coi DTM che andasse proprio nel verso opposto di “Disordine”. Sicuramente qualcosa di ogni disco, ogni produzione, mi rimane dentro. Tuttavia cerco sempre di cogliere l’identità del lavoro a cui mi sto dedicando, in modo che abbia la sua personalità e in modo che non ci siano troppi richiami tra vecchi e nuovi dischi. Sono fatto così, è un palo in culo, ma ci tengo (poi non so se ci riesco). Il prossimo disco di Cosmo è in lenta lavorazione, probabilmente sarà più dance, ma anche più suonato. Vedremo.

Livio Ghilardi

Nato a Noci (BA) nel 1991, dopo la maturità classica si trasferisce a Roma dove, tra un concerto e l’altro, studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ed è borsista presso il Collegio Universitario "Lamaro Pozzani".
Scrive di musica per Zero, Nerds Attack, DLSO. Sulla web-radio Radio Bombay tiene il programma “La Voce del Marpione", per Cucina Mancina cura la rubrica "Rock Around The Fork". Musicalmente e gastronomicamente onnivoro, poliglotta per natura, classicista mancato, bassista a tempo perso, tifoso del Bari nonostante tutto.

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