Everything Everything e il loro “unpredictable pop”

In questi giorni sono approdati in Italia gli Everything Everthing! Se, al momento, il  nome della band non vi dice nulla, aspettate ancora un pò… il gruppo ha stile, oserei […]

In questi giorni sono approdati in Italia gli Everything Everthing!

Se, al momento, il  nome della band non vi dice nulla, aspettate ancora un pò… il gruppo ha stile, oserei dire particolare e interessante, e non tarderà a sublimare le vostre orecchie, soprattutto se amate i contrasti ritmici, giro di basso funk, su un backgroup che è pur sempre brit-pop!
Il loro album di debutto “Man Alive” è fuori dal coro (nonostante di cori nelle canzoni ce ne siano molti, e pure belli!) ed è meritevole d’ascolto per la freschezza e la peculiarità del progetto.

Abbiamo scambiato due chiacchere con il cantante Jonathan Higgs, meglio conosciuto come Jonathan Everything, il quale ci ha raccontato il loro modo di far musica.

Come nascono gli Everything Everything?

Siamo più o meno tutti del Nord dell’Inghilterra, Newcastle e dintorni,  e suonavamo tutti in diversi gruppi musicali, Alla fine del 2007,   dapprima io e Alex (ex-chitarrista) e successivamente si sono aggiunti i vari componenti della band, abbiamo deciso di dar vita a questo progetto e metter basi a Manchester, dove abbiamo iniziato i primi concerti nei club e dove la gente ha iniziato ad apprezzarci.

E’ stato difficile accordare più teste provenienti da diversi background musicali?

Ma, diciamo che pur avendo suonato in gruppi differenti, è stato abbastanza facile trovare un filo comune. Anche ora, solitamente io scrivo le canzoni, poi le faccio sentire alla band e insieme definiamo meglio gli arrangiamenti, il suono, i testi e quant’altro.

Com’è saltato fuori il nome Everything Everything?

Eravamo alla ricerca di un nome per la band e Everything Everything ci sembrava molto musicale,  ci piaceva il ritmo e soprattutto ci dava molta positività. Si perchè alla fine tutto è possibile e tutto si può fare, tutto è in stato potenziale. E così alla fine ci siamo dati questo nome!

Ho letto che non vi “piace” essere definiti come “indie” band, ma se dovessimo dare una “etichetta” alla vostra musica… quale sarebbe?

Non è che non ci piace molto il nome di “indie” band, è solo che da quando è stata creato, c’è stato un uso smisurato tale da non definire più nulla ora! A noi piace molto mettere in atto tutte le nostre influenze artistiche in maniera armonica. Ci piace sperimentare un pò di rock, jazz, rap e pop. Ecco se dovessi dare un nome al nostro genere musicale, oserei dire che si tratta di “inpredictable pop” !

Mi piace questa definizione! Direi che è anche molto adatta alla vostra poliedricità di suoni e al fatto che tu utilizzi il falsetto come registro stilistico, che audace!

Si, all’inizio è stato difficile anche per me, anche perchè molte volte non hai il pieno controllo della voce! Ora invece, non ne posso fare a meno! Non smetto di cantare in falsetto!

Bene, questo è il vostro primo album, il primo tour, come vi sentite? Ci sono stati ostacoli per la produzione  del vostro album?

Si è il nostro primo tour, esperienza bellissima, siamo molto emozionati. Beh, per fortuna il nostro produttore ha capito subito il nostro genere musicale, ci ha supportato molto. Ovvio che la registrazione e i rapporti con l’etichetta discografica comportano molto lavoro e tempo. Ma ovviamente è tutto ricompensato quando si va a suonare fuori. E’ bellissimo!

Per chi non avesse avuto il piacere di vederli in concerto in questi giorni in Italia, ecco qui uno dei pezzi più belli, a parer mio..

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