Quel gran genio di Jamie

Lui è un genio. E come genio che si rispetti, non ammette compromessi. I lavori di Jamie Stewart non sono di facile ascolto, molto sperimentali e innovativi e da dieci anni continua a sorprederci con i suoi Xiu Xiu.
Chi era a Milano (o anche a Bologna) la scorsa settimana ha sicuramente avuto prova della sua creatività e abilità nel mescolare elementi elettronici con percussioni classiche. Ha presentato il suo nuovo e decimo album Always che ha, come sempre, appassionato gli amanti del genere.

Ciao Jamie, com’è iniziato questo anno, contento di essere ritornato in Italia?
Oh, io amo l’Italia!

Come sta andando il tour?
Abbiamo una nuova line-up che sicuramente ci mette di fronte a nuove sfide ma anche tante novità entusiasmanti. Spero risulti piacevole all’ascolto.

Quando ti ho ascoltato per la prima volta, ero basita e disarmata. Possiamo dire che sia le tematiche affrontate nelle tue canzoni che le tue musiche non siano di facile ascolto. Anche se sono 10 anni che suoni, come mi consiglieresti di descriverti alle persone che si avvicinano alla tua musica per la prima volta?
Sinceramente consiglierei di non ascoltare i miei consigli o qualsiasi cosa abbia a che fare con gli Xiu Xiu.

La mia seconda riflessione è stata sul come rendi i tuoi spettacoli live, cosa ci dobbiamo aspettare?
Ce la mettiamo tutta per rendere ogni live nel miglior modo possibile. Il tour è un mix tra canzoni vecchie e nuove. Spero di suonare quei pezzi che sono più amati dalla gente che viene ai nostri concerti.

Tu sei nato in California, credi che questo abbia influito sul tuo modo di far musica?
Lo so che è strano pensarlo ma sicuramente ci sono delle influenze importanti. La California è un posto bellissimo ma nasconde anche un lato molto oscuro. La gente che viene in California vuole realizzare i loro sogni oppure semplicemente scappare. Tuttavia accade spesso che i sogni non diventano realtà e nello stesso tempo non puoi scappare via. Il peggio delle persone scaturisce proprio da questo stato. Molto spesso nelle nostre canzoni apparentemente pop si nasconde un grande disagio e testi che raccontano di violenza. Credo che il mio animo dipenda da questa dicotomia.

La tua band è descritta come una synth-rock band sperimentale che mescola abilmente strumenti e linguaggi. Credi di sentirti parte di questo genere musicale? C’è ancora qualcosa da sperimentare?
Non sono un grande fan delle etichette musicali, credo che la gente sia libera di scegliere. Normalmente mi definisco come una band di pop sperimentale, anche se può suonare abbastanza vago. La parte più bella della musica è che non si può mai sapere tutto. Da quando c’è civilizzazione c’è musica. Nuove sperimentazioni sono fatte ogni giorno, è la parte più affascinante del fare musica.

Ho letto molte interviste dove apprezzavi molto la presenza di Angela nella band. Come ci si sente a creare musica con un’altro artista?
Penso che sia la parte migliore per un musicista quando si connettono le idee, ci si confronta, si comunica e ci si sorprende.

Che stai ascoltando in questo momento?
Morton Feldman, Suicide, OMD, Neubatuen.

Che cosa ti aspetti dalla tappa italiana?
Vedere cari amici, mangiare bene, essere sorpreso da quanta bella gente c’è in giro e ovviamente ubriacarmi.

Speriamo sia stato cosi.

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