Yayoi Kusama

Yayoi Kusama è pobabilmente la meglio conosciuta artista giapponese vivente. Fin dal 1940 ha lavorato ossessivamente dividendosi tra scultura, pittura, disegno e collage e si è dedicata intensamente alle installazioni […]

Yayoi Kusama è pobabilmente la meglio conosciuta artista giapponese vivente. Fin dal 1940 ha lavorato ossessivamente dividendosi tra scultura, pittura, disegno e collage e si è dedicata intensamente alle installazioni per le quali è molto più nota. La maggior parte dell’arte di Kusama è impregnata di un’intensità allucinatoria che riflette la sua incredibile visione del mondo, soprattutto attraverso un brulicante accumulo di dettagli e modelli densi di pois. Tra il 1960-1970 l’artista diventa una delle più importanti figure della New York avant-garde. Una volta tornata in Giappone nel 1973, continua a reinventare sé stessa come scrittrice e allo stesso tempo ritorna alla scultura e alla pittura.

La Tate modern di Londra dal 9 febbraio al 5 giugno dedica una mostra a questa provocante e affascinante artista. L’esibizione è divisa in 14 stanze e mette in mostra le opere più rappresentative di Kusama dai suoi primi lavori agli ultimi. C’è anche un’ampia sezione che raccoglie materiali come fliers, ritagli di giornali, fotografie, lettere e pubblicazioni che mostrano l’intensa attività lavorativa dell’artista.

Alla Tate modern le opere che colpiscono maggiormente l’attenzione del pubblico sono il film Kusama’s Self-Obliteration e le due installazioni I’m Here, but Nothing e Infinity Mirrored Room-Filled with the Brilliance of Life accomunate dalla costante presenza dei polka dots.
Nel film realizzato del 1967 vediamo l’artista che copre di pois e foglie animali, piante e corpi nudi maschili. In seguito il film si fa sempre più perverso con orge e sperimentazioni sessuali.
Nel 1990, Kusama realizza l’installazione I’m Here, but Nothing, ovvero lo spettatore entra in una stanza di una casa completamente buia ricoperta da sticker spots fosforescenti.
Infine lascia senza parole l’ultima installazione l’Infinity Mirrored Room. Questa è la sua più grande opera. Una stanza enorme costituita da specchi da cui pendono filamenti brillanti luminosi che cambiano colore. Questa installazione presenta un’esperienza verso l’infinito, invita lo spettatore a sospendere i propri sensi e a seguire la filosofia allucinatoria di Kusama.

Daria Baldan

Animo gipsy, non ha ancora deciso quale città le piace di più e dove vorrebbe vivere. Per ora sembra essersi fermata per un pò a Londra, ma a breve nuove mete l'aspettano. La letteratura è la sua linfa vitale. Viaggiatrice incallita, eclettica e curiosa. Il suo motto 'chi si ferma è perduto'.

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