VENICE. THE PLACE TO BE, AND THE PLACES WHERE TO BE.

Un week-end alla scoperta dei posti da non perdere a Venezia

Vista sulla città verso nord

Il labirinto di calli strettissime, di mattoni e bifore che vi si affacciano, nelle notti dense di fascino oscuro, senza luci, una leggera nebbia…ed ecco si svolta, e si palesa la facciata di un maestoso palazzo gotico a sei piani che ci desta meraviglia, e non paura. I rii si muovono al tuo passo, serpeggiando tra i riflessi, per sfociare nella grandiosa e sempre illuminata ampiezza del bacino di San Marco. Mai nessuno esce da Venezia con il rimorso di averla vissuta. L’importante però è conoscerla nel modo giusto, seguire una direzione, non quella della folla prevalente, capire come coccolarsi di chicche autentiche ed efficaci, per il gradimento del visitatore più attento. I profumi provenienti dal mercato, di fiori, frutti e pesci adriatici, il canto costante del gondolieri che imitano i lirici della Fenice, l’aria umida, ma profondamente sensuale, ti coinvolge nell’ammirazione dei dettagli di una città delle meraviglie, architettoniche, culinarie, artistiche.

Qui inizia il nostro viaggio, un week-end tra amici alla scoperta dei posti dove essere a Venezia, da non perdere, e che non dimenticherete mai.

Corte Interna di Palazzo Fortuny

Venerdì sera. Una giornata di lavoro alle spalle, la comodità dell’arrivo in treno alla Stazione di Santa Lucia, per prendere un taxi verso il cuore della pulsante città lagunare. L’arrivo nel design apartment Casa Flora a San Marco, la gioia di soggiornare in una vera casa privata veneziana, arredata con un elegante e calibrato gusto con pezzi di design e artigianato locale modernissimi ma di richiamo, nei tessuti e cromie, agli anni Sessanta. La prima passeggiata del tramonto attraversa la piazza, un soffio al cuore nell’ammirare la Basilica di San Marco illuminata dalle luce aranciate del tramonto, sulla destra la laguna e le isole che si intravedono, il palazzo ducale che riflette nei suoi marmi i colori rosei del cielo. Passate le mercerie, le vetrine delle botteghe fino a Rialto, dove si fa l’aperitivo: nella Corte del Tentor, magicamente illuminata da candele posizionate su bottiglie di vetro, Ai Rusteghi offre la location perfetta e rilassante per un assaggio di vini e bolle selezionatissime, e un piatto di cicchetti tra cui paninetti al latte con salame e verdure dell’orto, formaggio di fossa, culaccia, fois gras. È ricercato ma autentico, la qualità non si smentisce.

Rifocillati dalla pausa, attraversiamo il ponte di Rialto, mille bacari invogliano a fermarsi ma la meta è una: Osteria alle Carampane, una chicca per il pesce, il più fresco del mercato, dove si è accolti da un ambiente intimo, di un’elegante osteria della tradizione, pareti rivestite di specchi con cornici dorate e quadri di artisti locali. E’ un luogo che si sceglie, non si trova per caso. Qui, da provare le moeche fritte, le capesante con buratta e melanzane, gli spaghetti in “Cassopipa” ai frutti di mare speziati, e la pavlova al bicchiere con lamponi. La cena è spettacolare, ora ci vuole una passeggiata. L’attraversamento notturno verso San Polo, con il naso all’insù per vedere il cielo nero su cui si stagliano le masse dei palazzi, o passando per il campo di San Giacomo dell’Orio, popolare ma ridonante di vita, dove fermarsi a farsi coccolare da Alessandro, oste colmo di gioia di vivere che nella sua Cantinetta, tra la musica lirica e un grande sorriso ti accoglie con grembiule e cappello, offrendo una scelta di vini e formaggi con confetture da fare invidia a qualsiasi dessert. Giungete ai Frari, dove la mole della Basilica stupisce, e la potete ammirare con un cocktail in mano de Il Mercante. Il locale dal gusto orientale e luci soffuse crea combinazioni spettacolari con alcool, frutta e musica. Una lunga passeggiata tagliando per Rio de’ Cà Foscari ci permette di giungere all’Accademia, proseguire per San Maurizio, fermarsi davanti alla spettacolare facciata di Santa Maria del Giglio, e tornare nel vostro nido. Non vi preoccupate, la passeggiata è parte integrante della vita veneziana, per cui la città si attraversa e gode senza accorgersene: è piccola quindi lo permette. Serve ad entrare nell’atmosfera, ad assaporare i profumi e i luoghi, a scorgere i particolari della bellezza che ti circonda, e a smaltire il vino.

Sabato mattina. Si esce presto, e la vita brulicante è ad un palmo. Circondati dal lusso dei negozi, entrate da Dolce&Gabbana, la cui boutique è stata rinnovata recentemente con maioliche e mosaici in stile bizantino, compreso il soffitto blu cobalto a stelle dorate. A pochi passi, non si perde tempo, la colazione è da fare nella terrazza sul Canal Grande de L’Ombra del Leone di Palazzo Giustiniani, nonché sede della Biennale: spremute e caffè ottimi, vista impagabile, il primo sole sul viso. Si prosegue, senza perdersi, per visitare Palazzo Fortuny, il magnifico museo atelier di Mariano, che raccoglie molte delle sue opere in uno spazio non conforme alle aspettative: tre immensi piani totalmente differenti alternano il buio dei corridoi, dei tendaggi e tessuti che rivestono le pareti accostati a opere liberty, con la luminosità delle finestre gotiche, il vuoto delle pareti scrostate con pezzi e allestimenti contemporanei, fino alla mansarda con ampie e comode sedute viola con cuscini per guardare i tetti di Venezia. L’immersione nel fascino di un posto fuori dal tempo, ma che richiama lo spirito bohémien dell’artista, insieme alla bellezza strutturale di Palazzo Pesaro degli Orfei, è unica. Vicinissimo, dietro Campo Manin, da salire sulla Scala Contarini del Bovolo, un gioiello nascosto e celebre per la chiocciola a logge aperte sovrapposte quattrocentesca. Vedrete tutta la città e oltre, l’immensità dei domini della Serenissima, il perdersi dell’occhio nei suoi dettagli, verso la montagne innevate e le coste adriatiche. La prossima meta è certamente The Peggy Guggenheim Collection, e il pranzo si fa li per approfittare del nuovo Café con terrazza nel verdeggiante e splendido giardino con sculture Nasher del museo.

La collezione è eccezionale, pezzi unici di arte del Novecento, da Pollock a Mirò, da Braque a Chagall, piccola ma completa e soddisfacente, e l’affaccio sul canale – e la foto – insieme all’Angelo della Città, celebre bronzo del 1948 di Marino Marini, vale la visita. Siete nel sestiere di Dorsoduro, proseguite verso la Basilica della Salute, capolavoro di Baldassarre Longhena che domina la città, superate la Punta della dogana, girate per le Zattere, dove il sole batte tutto il giorno e la vista sull’isola della Giudecca con il suo Redentore e Mulino Stucky è immancabile. Qui ci si ferma da Nico per il tradizionale gianduiotto, ottimi tramezzini e uno Spritz con vista. Rientrando dalla riva, passerete per lo Squero, l’antico luogo di produzione delle gondole: una meraviglia di autenticità, e poco più avanti è necessaria una tappa al Cantinone Già Schiavi, o Bottegon che offre una grandissima scelta di vini e spumanti di qualità, con l’atmosfera tipica del bacaro veneziano, i cui cicchetti sono celebri: cipolle con acciughe, insalata russa, baccalà. Se proprio la vostra merenda deve essere sweet, a due minuti trovate la Pasticceria Toletta, la cui garanzia dell’home made è assicurata dal profumo che si sparge sulla calle, con i classici dolcetti alle mandorle, pan dei dogi e frittelle.

Vi consiglio di tornare nel vostro appartamento, per un ora di riposo, bagno e rigenerazione. Prendete il vaporetto fino a San Marcuola, poiché la serata è in Misericordia. Quando arriverete, sarete stupiti dalla luce rossa del sole che tramonta fino a tardi sulla laguna nord-ovest e si riflette su tutta la fondamenta. Ci si ferma al Vino-Vero, il migliore in assoluto per mescita di vini francesi e spagnoli e il crostino integrale con gambero crudo su crema di zafferano. Si potrebbe restare fino a tardi, perché l’animazione è coinvolgente, la musica dal vivo del vicino Paradiso Perduto appassionante. Ma appena girate per la Sensa, il clima si mitiga, il brusio scema, e dei piccoli tavolini di legno colorano la fondamenta permettendo di cenare nel pieno dell’atmosfera romantica e rusticamente chic dell’Anice Stellato, un’osteria che è riuscita a rivisitare la tradizione proponendo piatti gourmet come la faraona su crema di rape rosse e porto, gli spaghetti con burro d’arachide, cime di rapa e paprika, le capesante con il cacao. C’è tanta voglia di andare a ballare, e la scelta migliore è la Palazzina Grassi, hall specchiata dell’albergo di Philippe Stark. In alternativa, un verre du champagne e due salti al Bauer, nel locale del lussuoso albergo vicinissimo al vostro. Se non siete in periodo biennale, carnevale o mostra del cinema, mi dispiace dirlo, ma le feste private sono carenti.

Domenica. Per un risveglio coi fiocchi e una carica di energia richiedete ai vostri ospiti l’Home Made Brunch: prodotti locali sapientemente abbinati per un’esclusiva ed intima esperienza in casa, così che la godrete al massimo. E subito dopo, pronti per il battello: dalla Riva degli Schiavoni partite per il tour più bello nell’attraversamento della laguna, il cui verde smeraldo vi stupirà, nella scoperta delle isole di Murano, con le sue fornaci, di Torcello, con le distese di verde e fiori e la sua antichissima cattedrale romanica, e Burano, per perdersi tra le case coloratissime, fino a Mazzorbo, nei suoi orti e vigneti. Il fascino di questa gita domenicale sembra scontato: non lo è, rimane nella memoria per la vita.

Così vi rimarrà nel cuore un posto pieno di vita e gioia, scoperta e invenzione, autenticità e calore. Dove avrete unito l’arte e la conoscenza, visto e toccato la bellezza, assaggiato il cibo e le tradizioni, conoscendo e provando posti unici e giusti, da cercare e ricercare, che aiutano a rendere Venezia un luogo meraviglioso, dove nulla è scontato, tutto è magico.

Carolina Trupiano Kowalczyk

Storico dell’Arte moderna nei temi della critica, collezionismo, grafica e pittura del Settecento. Laureata presso l’Università Cà Foscari con una specializzazione sulla veduta e paesaggio, vive e lavora a Venezia, dopo anni di esperienze tra l’Italia e Parigi, presso il Musée Jacquemart-André (2012), il dipartimento di pittura del XVIII secolo del Musée du Louvre (2016), il progetto di ricerca e apprendistato al Museo Fortuny (2017), la borsa di studio presso la Bibliothèque Nationale de France (2018). Attualmente segue un progetto di ricerca su Gaspar Van Wittel, artista sul quale ha tenuto una conferenza presso la Reggia di Caserta (gennaio 2020), una lezione all’Università di Roma La Sapienza (maggio 2020), e che è oggetto del Dottorato di Ricerca (ottobre 2020).
Con un occhio sempre attento al dettaglio, al bello, al particolare, che la distingue nel carattere e nei modi, affinato nelle città in cui ha vissuto, sperimentato, amato, e che vuole raccontare, condividere, e far riamare nei loro lati più affascinanti e fascinosi. Appassionata viaggiatrice e scrittrice, amante dell'healthy in tutte le sue forme, la sua vita si sviluppa attorno all’arte e alla bellezza, visitando mostre e collezioni private, archivi e musei, scrivendo recensioni, seguendo aste internazionali, interessandosi al design e lifestyle, temi su cui scrive nelle riviste Exibart e The Yellow Gloves Mag.


Instagram: Karolka.ina

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