Paul McCarthy all’isola dei porci

Le grandi sale sotterranee del Palazzo Citterio di Milano (via Brera 14) ospitano, grazie all’attività della Fondazione Trussardi e del suo curator Massimilano Gioni, una retrospettiva su Paul McCarthy, uno dei massimi esponenti dell’arte dei nostri giorni. Iperrealismo, concettualismo e pop culture si fondono per dare vita ad una parata di violenza, morte e irrisione. Dietro quella che potrebbe apparire una denuncia esclamata contro l’inquinamento etico e sociale, la messa in scena della realtà, che solo l’arte può camuffare dietro una menzogna,è posta a servizio dell’artista per esporre se stesso come genio regolatore del caos sovrano. Fulcro della mostra è, infatti, la monumentale installazione “Pig Island”, riproduzione fedele del suo atelier di Los Angeles, trasportato in nave fino a Genova imballato in diversi container. Realtà e finzione (largamente simboleggiate da una imponente bottiglia di ketchup) perdono di senso in un teatro degli orrori popolato da personaggi che in fondo ben conosciamo.

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