Vaghe Stelle over Turin skies

Intervistiamo Vaghe Stelle, una delle più interessanti esperienze nel panorama dell’elettronica contemporanea.

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Incontro Daniele nel suo HQ, l’Astoria, punto di riferimento per la scena elettronica della città in un quartiere dove fino a poco tempo fa potevi facilmente finire in mezzo ad una retata in grande stile e dove invece oggi si riversa la metà dei clubbers cittadini.

Seguo Vaghe Stelle da molto tempo, attratto dalle sonorità oniriche che trasportano l’ascoltatore in un viaggio mentale di cui è più o meno consapevole. Una volta una mia amica mi ha chiesto “ma non balli?” e io in effetti non mi ero accorto che forse per una buona mezz’ora ero rimasto fermo, come ipnotizzato, con le orecchie che ormai viaggiavano da sole.

Qualche indicazione sul tuo background e come approdi a Vaghe Stelle?

Ho iniziato a 16 anni a giocare sui sample facendo beat hip hop, poi la passione si è evoluta, ho iniziato ad ascoltare techno, e da lì sono passato al rock psichedelico, al krautrock, però sempre mantenendo un background hip hop. Per quanto riguarda gli ascolti e le influenze, dipende molto dai periodi. Il primo progetto a cui ho partecipato si chiamava Nice Guys, con Cristiano Troffei, con cui abbiamo realizzato alcune produzioni per un’etichetta francese. Dopo una breve pausa ho ricominciato con un progetto nuovo, da cui è nato appunto Vaghe Stelle. Le prime produzioni erano ispirate alla scena kosmische musik, pian piano mi sono mosso su ritmi diversi, su atmosfere sempre meno riconducibili al kraut, mentre adesso mi sto dirigendo all’immaginario post-techno.

Una delle tue ultime produzioni è O/ONE Circle, con cui avete inaugurato C2C a Londra lo scorso ottobre.

O/ONE Circle nasce dal mio incontro con Stargate (Lorenzo Senni), e A:RA (Francesco Fantini) a Istanbul in occasione di C2C, abbiamo quindi deciso di fare musica insieme e nel 2011 siamo ritornati ad Istanbul dove abbiamo lavorato ad una nuova produzione. Lo definiamo un mostro a tre teste, che unisce le mie sonorità techno distorte e psichedeliche con il rhyhtm & bass ed elementi trance.
A Istanbul ritornerò il 30 marzo con un dj set per il festival gemello di C2C [assieme a Pantha du Prince, Kode9, Ben Frost e altri].

Un progetto su tutti, Glasstress, un lavoro che mi ha colpito in particolare e che è finito nella programmazione di Biennale Musica, che rivela al pubblico la contemporaneità e le sperimentazioni più estreme.

È stato veramente interessante, sono stato con Max Casacci a Murano alla fornace del vetro a registrare tutti i suoni, dall’altoforno ai rumori degli attrezzi, al vetro e abbiamo creato un’installazione per la Biennale, fatta completamente con i suoni del vetro, che è poi rimasta per due anni a Murano nella loro galleria. In pratica questa azienda, Berengo Studio, che vive di prodotti commerciali, ha una parte della sua attività che è fondata sull’arte, in quanto paga degli artisti, anche di altissimo livello, ad esempio c’era anche un’opera di Pharrell Williams, per realizzare delle opere interamente in vetro, che vengono poi esposte in occasione di Biennale o di altre manifestazioni. Tra me e Max c’è stato uno scambio interessante, essendo noi due personalità musicali abbastanza agli antipodi, Max infatti viene dal pop più estremo e la nostra è stata una vera e propria commistione di generi.

Veniamo ad un aspetto che apre un mondo, cioè l’incontro tra la produzione colta contemporanea e quella elettronica, in cui ad esemio qui a Torino Xplosiva ormai da tempo è coinvolta con Rai NuovaMusica. Lo ricordiamo, da anni ormai i producer di Xplosiva sonorizzano il foyer dell’Auditorium Toscanini, riscrivendo un brano eseguito dall’orchestra.

Lavorare con la classica contemporanea è ancora diverso. In quel caso mi si chiedeva di interpretare un brano di classica, che richiede un approccio totalmente differente rispetto a quello che adotto normalmente. Quest’anno ho avuto la possibilità di interpretare Berio, che per me rappresenta un maestro assoluto, e il processo di interpretazione in questo caso è stato veramente difficile, soprattutto per reinterpretare con la mia personalità. Il rischio in questo caso è quello di trasformare completamente e di non lasciare più nulla dell’originale. Personalmente ho lavorato molto sulle timbriche e sulle dinamiche, più che sulla parte della scrittura, per avvicinarmi il più possibile all’idea di Berio. Oltre alla struttura compositiva, che è quasi impossibile modificare, il lavoro si è concentrato più che altro su come avvicinarla a quella che è la mia chiave di ascolto, la dance, anche se la mia musica non si può classificare come dance.

SRSLY, la serata resident come punto di riferimento della scena club di Torino, come nasce e quali prospettive per il futuro?

Con SRSLY assieme a con Guido Savini abbiamo cercato di portare un suono che difficilmente si ascoltava in Italia. Abbiamo iniziato seriamente la scorsa stagione proponendo una stagione fit e abbiamo portiamo quelli che poi sono diventati delle star, abbiamo portato per la prima volta tre anni fa Ben Ufo, oppure George FitzGerald, poi Blawan, Actress, Ikonika e altri comunque dalla scena house, techno, principalmente UK, con l’obiettivo di diffondere il suono elettronico più attuale possibile in Italia.

Maestri e mentori che hai incontrato nella tua formazione?

Durante la Red Bull Academy a Seattle ho avuto modo di seguire Underground Resistance, Mad Mike, Gerald Mitchell, Santiago Salazar, poi altri che mi hanno segnato sono Theo Parrish, Marco Passarani, uno dei tutor fissi dell’Academy.

Ti sei anche occupato di formare altri dj, vedi il progetto Young Talents.

Sì con Martyn abbiamo fatto un workshop di due giorni con i ragazzi di Young Talents, il progetto di PiemonteGroove che supporta i nuovi talenti nel campo dell’elettronica. Con loro ci siamo occupati di tecniche di produzione, dividendoci in due gruppi, uno con me e l’altro con Martyn, facendo vedere ai ragazzi il nostro metodo di lavoro. Rimane il fatto che nella musica elettronica ognuno ha il proprio modo di produrre, che è diverso da quello degli altri, che però è molto interessante, perchè si aprono magari diverse possibilità di azione.

A breve uscirà un EP per l’etichetta Danse Noire con anche due remix di Peaking Lights e Nguzunguzu.

Se siete a Lione, Vaghe Stelle suonerà al Nuits sonores il 9 maggio con un set che il festival definisce “synthèse d’électronique sensuelle et de mathématique moderne”.

Stay tuned!

SRSLY. weekly mixtape #3 // Vaghe Stelle by Srsly on Mixcloud



Mattia Laurella

Voleva fare l’architetto, ma finisce in conservatorio e lì rimane. Non capirà mai come far convivere la musica classica con l’elettronica. Passa il tempo a suonare e a disegnare, legge libri senza mai finirli, non si separa mai dalle sue Trippen e dalla mug rossa da cui beve fiumi di caffè, rigorosamente black american.